Ci siamo. Il 31 dicembre è qui; inevitabilmente ci si guarda indietro a pensare a cosa non è andato come si voleva nell’anno che sta per finire. Scatta, così, la trappola dei buoni propositi e il desiderio che il 2016 fosse diverso dal solito.

“L’anno nuovo nasce sempre con un pericoloso precedente: l’anno vecchio!” diceva Pino Caruso. Dunque, tra un panettone e un cotechino, da un lato si tirano le somme e dall’altro, generosi di speranze, si formulano progetti: lasciare vecchie abitudini, iniziare qualcosa di nuovo, perdere peso, smettere di fumare, dedicare più tempo a sé stessi e alla famiglia, mollare tutto e rivoluzionare la propria vita.

Il 2015 non è stato avaro di problemi per tutti. Qualcosa che si trascina ormai dal lontano 2008 ed è ancora qui: la crisi economica globale occupa ancora il nostro quotidiano e allo scadere di ogni anno da allora ci induce a augurarci che finalmente finisca. La crisi in sé ha le caratteristiche della transitorietà ma quella che ci accompagna pare invece essere in buona salute!

Questa situazione porta con sé un desiderio di cambiamento che forse non ha uguali nella storia moderna tanto che potremmo dire che non siamo in tempi di crisi, bensì che la crisi è il nostro tempo. I propositi di fine anno e il desiderio di cambiamento diventano più importanti ora: l’idea di cambiamento anzi ha molto a che fare con l’idea di futuro per quanto minaccioso possa apparire; e il futuro desiderato ha sempre le caratteristiche del sogno come immaginario di ognuno, come strumento con cui visualizzare il proprio futuro.

Ma cosa accade a questi desideri? Sono rari gli esempi coronati dal successo, anzi l’esperienza della frustrazione diventa la norma. Si dice che il mese di gennaio è quello in cui si fanno gli auguri e gli altri mesi sono quelli in cui gli auguri non si realizzano. Riflettendoci, porsi troppi obiettivi innesca un meccanismo insidioso perché non si raggiungono tutti, ci si demotiva e se ne fissano ulteriori sino a un gioco di auto sabotaggio per confermarsi nel fallimento. In realtà, se proprio si deve, è opportuno fissare un solo obiettivo per il nuovo anno. Certo, questo comporta dei rischi ma averne un sacco è garanzia di insuccesso.

Ma allora come funziona? Dalla cantava: “L’anno che sta arrivando tra un anno passerà, io mi sto preparando, è questa la novità”. Forse una chiave è qui: fissare obiettivi di fatto rimanda la nostra felicità facendoci scordare che l’unico momento che possiamo vivere veramente è qui ed è adesso. “Bisogna trovare il proprio sogno perché la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perfetto. Ogni sogno cede il posto a un sogno nuovo, e non bisogna volerne trattenere alcuno” (H. Hesse).
Auguri

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