Carruba di Giuseppe Arezzi dà il via ad una nuova collezione di oggetti- souvenir prodotti da It’s Great Design in omaggio alla mediterraneità. La scommessa di It’s Great Design, un progetto di Margherita Ratti, è quella di ripoetizzare l’oggetto-souvenir e di offrire ai designers la possibilità di esplorare nuovi spazi creativi al di fuori dei canali classici dell’industria del mobile.

Il nuovo oggetto-souvenir sarà vernacolare piuttosto che monumentale, seriale e nello stesso tempo unico, frutto dell’immaginario del territorio e prodotto con i suoi propri componenti, come una sua traccia materializzata. Carruba rappresenta quindi una Sicilia Sud Orientale agreste e autentica. Lontana dal folklore siciliano ricorrente.

Il designer, originario del territorio, ha pensato ad un oggetto che rappresenta il frutto di un albero tipico del paesaggio rurale dei Monti Iblei. Natura e artefatto sono riuniti in questo oggetto senza tempo, nuovo ma al contempo antico. Un frutto che nasce nel territorio e che viene riprodotto con il materiale classico degli oggetti- souvenir: l’alluminio.

Ogni Carruba è fatta a mano in Sicilia attraverso la tecnica dello stampo in sabbia, un processo sostenibile che rende l’oggetto-souvenir unico e al contempo riproducibile all’infinito. Carruba vuole dare vigore ad un territorio marginale ma ricco di tradizioni e know-how.

Il progettista

Giuseppe Arezzi (Ragusa,1993) è il fondatore di Giuseppe Arezzi Design Studio. Dal 2019 collabora con It’s Great Design all’edizione del mobile multiuso Binomio (2019), delle panche Tramoggia (2020), dell’oggetto-souvenir Carruba (2021) e della poltroncina Manico (2021). Laureato al Politecnico di Milano, è adesso docente alla IED Design di Como.

Arezzi ha parlato di un percorso avviato tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 e poi sviluppato in pieno periodo pandemico a Ragusa. Un processo a chilometro zero, che coinvolge una piccola impresa del luogo e che ha ottenuto il patrocinio del Comune ibleo.

“Ho lavorato alla ricerca di questo progetto per circa un anno e mezzo – ha dichiarato – con l’obbiettivo di identificare un simbolo che potesse rappresentare al meglio il territorio Ibleo. Roma ha il Colosseo, così come Parigi ha la Tour Eiffel, ma nessuna città siciliana ha il proprio simbolo o il proprio talismano. Qui, da sempre, il souvenir per eccellenza è la testa di moro in ceramica di Caltagirone. Allora, mi sono chiesto, cos’è che rappresenta davvero la mia terra? Un giorno mi sono ritrovato a perdermi tra le infinite strade che attraversano la campagna; più le percorrevo e più mi rendevo conto che Ragusa è figlia della terra e non del mare; e poi tutt’intorno ho visto alberi di carrubo. La carruba è ovunque e non lo sa nessuno; e nessuno sa che per Ragusa è uno dei prodotti più importanti per la propria economia.”

Carruba: le caratteristiche

Frutto povero, scabro, che si raccoglie per terra ma che impregna l’aria di un profumo dolcemente acre e che rappresenta una voce importante dell’economia locale, la carruba condensa senza retorica, anzi con schiettezza nuda, la natura profondamente rurale, agricola del luogo.

Carruba cattura questa natura, la immobilizza e trasfigura: invero, fissa un momento, sottraendolo al tempo, come si conviene ad un souvenir.

Un frutto vivo muta di materia: si raffredda in una colata di alluminio, adotta la pelle materica del più classico dei souvenir industriali, ma lo fa attraverso un processo di fusione a sabbia che lo riconnette alla terra. Un processo fatto in Sicilia.

Lontano dalle volute e dai broccati come dai carretti e i polpi spiaccicati sullo scoglio, il genius loci emerge nell’arsura sibillina e sgarrupata di Carruba, nel suo aspetto scavato, consumato, deprivato.

Ph Credit: Melissa Carnemolla

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