Nella moda per tutto ciò che è diventato parte del nostro lifestyle, ci piace poter attribuire ogni articolo a un singolo genio. Alcuni degli articoli più utili di cui facciamo uso, però, sono spesso più anonimi e hanno origini più banali, il merito per l’invenzione della molletta per i panni è spesso attribuito agli Shaker, una setta religiosa fondata negli Stati Uniti nel 1772 da Ann Lee. Famosi soprattutto per essere dediti al celibato, gli Shaker furono artefici di pezzi d’arredamento originali, che ritenevano essere l’espressione tridimensionale della loro fede. A questo scopo ogni articolo da loro prodotto era improntato alla massima semplicità: ogni dettaglio essenziale, ogni intento decorativo biasimevole. Appartiene pertanto al loro stile più genuino questa molletta, un semplice pezzo di legno con una fenditura nel mezzo per appendere i panni a un filo. Nessuno tuttavia può rivendicare il merito esclusivo di aver progettato la molletta per i panni.
Anzi, tra il 1852 e il 1887 l’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti accordò altrettanti brevetti a ben 146 tipi di mollette, anche se pare quanto meno verosimile che la maggior parte di esse si basasse sullo stesso principio della molletta degli Shaker, formata da due rebbi. La molletta classica cui noi ci riferiamo è formata da due barrette di legno tenute insieme da una molla d’acciaio che le unisce saldamente l’una all’altra, e fu inventata da D.M. Smith di Springfield, Vermont, nel 1853. La molletta per i panni contemporanea, così come noi la conosciamo, nacque invece nel 1944, quando Mario Maccaferri produsse una versione in plastica resistente. La molletta è diventata uno degli esempi più classici del design nel 1976, grazie all’artista Claes Oldenburg che ne realizzò un’opera d’arte gigantesca: semplicemente intitolata Clothespin, alta ben 13,7 metri, fu installata nella Center Square Plaza a Philadelphia.

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