Autobus che diventano ristoranti, vecchi vagoni di metropolitana che cambiano il modo di fare arte e diventano un’insolita fonte di guadagno. La conversione può essere anche una forma di imprenditoria o un lussuoso e stravagante capriccio.
Nove anni fa Londra diceva addio ai Double Decker, i leggendari bus rossi a due piani simbolo della città.
Il tipico viaggio su un ‘routemaster’ (questo il nome inglese) diventava così un desiderio inattuabile per chi andava a visitare la capitale del Regno Unito. Ma che fine hanno fatto quei rottami?
C’è chi ha pensato di concedere una possibilità a tutti i nostalgici dei quattro ruote più famosi d’Inghilterra. In che modo? Aprendovi dentro una pizzeria. John Cierach, uno scultore locale dalle larghe vedute, ha acquistato un ‘unloved bus’ (un autobus amato da nessuno) per sistemarlo su un pezzo di terra altrettanto trascurato nel quartiere di Deptford, Londra: così, ha dato vita ad un locale innovativo ed originale. “The big red pizza bus” offre dell’ottima pizza, ma anche della pasta fresca preparata all’italiana, da gustare affacciandosi da quei finestrini attraverso cui milioni di occhi hanno osservato Londra. Naturalmente il locale si sviluppa anche al di fuori del mezzo, ma il privilegio di accomodarsi all’interno di un routemaster è molto ambìto.
Quello appena descritto non è l’unico esempio di mezzo di trasporto fuori uso la cui funzione originaria è stata stravolta: che ne dite di un hotel ricavato all’interno di un Boeing 727?
È accaduto in Costa Rica, dove il Costa Verde Resort ha messo a disposizione dei clienti più stravaganti – e naturalmente facoltosi – due suite vista mare all’interno di un aeromobile del 1965.
Gli ospiti dell’hotel potranno osservare le nuvole dai finestrini così come facevano un tempo i passeggeri dell’aeroplano, ma stavolta lo faranno dalla terraferma, o meglio dall’interno del Manuel Antonio National Park, dove sorge l’hotel. I balconi delle camere, va da sè, sono costruiti in corrispondenza delle ali. Lussuoso ed elegante, chissà se l’ingegnere che lo ha progettato sarebbe fiero di ciò che la sua creatura è diventata. Noi pensiamo che di sicuro non se lo sarebbe aspettato. Nemmeno Henry Ford, il fondatore della celebre casa automobilistica, avrebbe mai potuto immaginare il destino della sua Benson, la nave che attraversava i Grandi Laghi carica di ferro e carbone e che portava il nome di suo nonno. La Benson Ford fu acquistata nel 1986 da Frank J. Sullivan, che qualche anno dopo tentò di trasformarla in un bed & breakfast non convenzionale. Sfortunatamente, la legge non gli consentì di avviare un’attività del genere a bordo della nave, la cui proprietà passò a Bryan Kasper. Oggi è possibile ammirare il vascello a Put-in-bay, in Ohio, dove è diventato un’esclusiva residenza sulle rive del lago Erie.
Restaurando quella parte dell’imbarcazione che Ford aveva riservato per sé e per gli amici durante le traversate dei laghi del Nord America, il proprietario ha saputo restituire alla nave la sua gloria originaria con il giusto mix di antico e moderno. È stato necessario parecchio lavoro per portare a termine la “Ship Residence”, in particolare per separare la zona privata pensata da Ford dal resto dell’imbarcazione, ma ne è valsa la pena. Cinque camere da letto, quattro bagni, una sala da lettura e molti altri ambienti lussuosi; c’è persino il timone originale, così come originali sono ancora tutte le strumentazioni della nave. Spostiamoci in Nuova Zelanda, dove il ricco uomo d’affari Wayne Eyre ha speso ben 100.000 dollari per acquistare un sottomarino naufragato.
L’ambiente interno è stato trasformato a regola d’arte e per farlo Eyre si è servito nientemeno che dello scenografo del film ‘King Kong’, Dean Johnstone. Egli è riuscito a creare delle finte travi arrugginite in acciaio, ripiegate come se il sottomarino fosse finito contro un’isola. Ma non finisce qui: il pezzo forte dell’intera opera è una sala cinema dotata di impianto dolby-surround e una serie di comode poltrone dalle quali il ‘capitano’ Eyre può godersi il suo schermo al plasma largo tre metri. In sottofondo, delle casse installate dall’abile Johnstone emettono suoni che danno la reale impressione di essere finiti sul fondo dell’oceano.
Una follia costosa e forse bizzarra, ma di sicuro molto originale. Infine, ecco l’ultimo esempio di riciclaggio creativo: il ‘Village Underground’ di Londra.
Si tratta di una serie di vagoni di una vecchia metropolitana trasformati in laboratori e messi a disposizione degli artisti per dare libero sfogo alla creatività, oltre che per organizzare mostre o concerti. Il progetto è nato dall’idea del designer Auro Foxcroft, il quale ha acquistato i quattro vagoni che compongono il villaggio per 500 sterline e li ha restaurati per metterli a disposizione di architetti, poeti, artisti e scrittori: il tutto a prezzi molto più abbordabili di quelli dei locali londinesi. Anche questa è un’idea imprenditoriale notevole e certamente insolita. Uscire dagli schemi per realizzare dei progetti ambiziosi, eccentrici e spesso remunerativi, come dimostrano questi esempi sparsi per il mondo, è possibile.

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