Da Internet a Innernet. Viviamo in tempi accelerati: la radio ha impiegato 38 anni per raggiungere i 50 milioni di utenti, la televisione lo ha fatto in 13 anni, hotmail, in meno di un anno. Ed ora, con l’avvento dei social, la natura della nostra connettività sta cambiando oltre modo. Siamo in grado di collegarci e relazionarci con più persone in maniera così rapida da aver cambiato anche il nostro modo di comunicare: non più parole ma abbreviazioni, icone, emoticon, hashtag, foto, video e via dicendo… E la qualità dei nostri collegamenti? A studiarlo ci pensa la ricerca scientifica: questa dimostra che quando due esseri umani sono nelle immediate vicinanze, il segnale heartbeat di una persona è registrato in onde cerebrali dall’altra e viceversa. Gli stessi studi dimostrano altresì che le nostre emozioni si riflettono nei modelli dei nostri ritmi cardiaci. Questo significa che possiamo trasmettere e ricevere informazioni molto significative senza nemmeno rendercene conto. E non sono solo le nostre parole o le nostre azioni ad avere un impatto, ma anche pensieri, emozioni e sentimenti. Così, quando siamo felici, quando siamo tranquilli o al contrario quando siamo tristi o irrequieti, i nostri sentimenti fanno la differenza con chi ci sta intorno. Le case di progettazione informatica giorno dopo giorno sfornano gadget e applicazioni per rendere le nostre condivisioni sempre più immediate e quindi reali.

Lo chiamano Innernet. Deriva da «inner», cioè interiore. È il web che ci portiamo addosso. Definito come la Modamania del 2015, è dedicato a tutti i Tecno-ossessivi: a cominciare dal neonato ottimizzato, col biberon che calcola l’angolo perfetto cui inclinarlo e il ciuccio che analizza la saliva. E poi le calze intelligenti, il reggiseno che misura il tono muscolare, il Gps nella suola delle scarpe, il braccialetto che ci dice le calorie perse, il microchip da impiantare nel cervello per svegliarci di buonumore ogni mattina, lo spazzolino che grida «Carie, carie, carie» e la cintura che avverte quando stai perdendo peso. Se lo scorso anno è stato quello della smart home, la casa connessa, quest’anno sarà il trionfo della connessione individuale. Chiamato “life logging”, è un vero e proprio archivio di se stessi, dove tutto sarà registrato, monitorato, pubblicato. Si pratica da anni ma non tutti se ne sono accorti. Fare life logging significa riprendere e taggare a getto continuo luoghi, cose, persone; inviare filmati in streaming 24 ore su 24; documentare ogni gesto come in una specie di second life non-stop, più reale del reale e più durevole della memoria. Entro il 2020 non si farà altro. È l’esistenza accelerata, dove per fare non c’è bisogno di pensare. Ci servono solo smartphone, app e gadget da indossare.

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