Il design è il linguaggio che una società usa per creare oggetti che riflettano i suoi scopi e i suoi valori. Può essere usato in maniera cinica e manipolatoria, oppure in maniera creativa e sensata. È il linguaggio che aiuta a definire ciò che costituisce un valore. Crea gli indizi tattili e visivi che segnalano quel che è prezioso o scadente. Può essere manipolato con sottigliezza e ingegno, o con la mano pesante dell’ovvietà. Ma è la chiave che ci permette di comprendere il mondo fatto dall’uomo” (Cit “Il linguaggio delle cose” di Dejan Sudjic)

Che cos’è il design? Quali relazioni lo legano all’arte, alla moda, all’industria, al lusso, alla pubblicità, alla nostra storia personale e collettiva? Si tratta di un meticoloso risolutore di problemi o un egocentrico creatore di oggetti inutili? Il termine, diffuso in Italia dalla metà del secolo scorso, è un’abbreviazione dell’espressione inglese industrial design che si riferisce alla progettazione di oggetti fabbricati in serie: oggetti d’uso, mobili e complementi d’arredo, utensili, mezzi di trasporto e così via. Tale progettazione appare incentrata sulla ricerca di una perfetta simbiosi tra forma e funzione, ossia di un’integrazione il più possibile efficace e armonica tra aspetti tecnologico-funzionali e qualità estetico formali. Per questo motivo non appartengono all’ambito del design prodotti industriali nella cui progettazione vengono studiati unicamente caratteri funzionali e tecnici (ingranaggi di macchine, componenti di un motore o circuiti di un computer), ignorando quelli estetici. Allo stesso modo, non sono oggetti di design tutti quei prodotti in cui viene privilegiato l’aspetto estetico senza tenere conto della funzionalità. L’autentico industrial design dovrebbe tendere a una sempre maggiore efficacia del rapporto forma-funzione, non privilegiando uno solo dei due aspetti ma valutandoli e sviluppandoli parallelamente nell’iter progettuale, in modo che risultino totalmente integrati nel prodotto finale. Il rapporto tra forma e funzione può però essere concepito in molti modi diversi. Alcuni designer cercano di nascondere la struttura o le soluzioni tecniche (meccanismi, ingranaggi o impianti elettrici), altri invece tendono a evidenziarle e a valorizzarle. Alcuni progetti si basano principalmente sulla ricerca di funzioni e processi produttivi avanzati, altri sullo studio di nuovi volumi e forme visivamente accattivanti o sull’utilizzo di materiali esaltati nelle loro peculiarità estetiche e strutturali. Nasce ufficialmente nel XIX secolo.
Con l’avvento dell’industrializzazione, dopo una prima e lunga fase in cui i prodotti seriali abbinavano funzionalità e tecnologia a una scarsa qualità estetica, molti architetti e artisti cominciarono a dedicarsi alla progettazione industriale sotto richiesta degli stessi imprenditori. L’industrial design nacque quindi dall’esigenza di elevare, dal punto di vista estetico, gli oggetti fabbricati in serie dall’industria al livello di quelli, più pregevoli e costosi, prodotti dal raffi nato artigianato. Nel corso della sua storia, il design, ha avuto molteplici concezioni, perché sempre profondamente legato al contesto storico, culturale, artistico, sociale e geografico di appartenenza, quindi al pensiero di progettisti e scuole differenti. Fra le più note troviamo, ad esempio, “Il movimento delle Arts & Crafts” sorto in Inghilterra intorno al 1880 per iniziativa di un gruppo di artisti e intellettuali, tra i quali William Morris; la tedesca “Scuola del Bauhaus” fondata in Germania da Walter Gropius nel 1919; e ancora la “Scuola superiore di Progettazione di Ulm”, diretta da Max Bill sorta in Germania nel secondo dopoguerra da cui nacque la definizione di un linguaggio detto della «buona forma», che divenne principio stilistico di base del Funzionalismo: alta qualità, notevole attenzione all’utilità pratica, discreto grado di sicurezza e di resistenza, forme ergonomiche e una chiara visualizzazione d’uso. Nel corso degli anni Settanta e Ottanta nacque poi il “Radical Design”, una tendenza in contrasto con il design di stampo funzionalista, che proponeva il recupero della decorazione, delle tradizioni popolari e del kitsch dove ostentazione dell’originalità estetica e dell’aspetto ludico prevalgono sulla ricerca tecnica.
Oggi, il settore ha raggiunto altissimi livelli in tutte le sue diverse correnti e ha ampliato il raggio delle professioni a lui associate. Dai più noti interior design, car design, design della moda, web design,ai meno conosciuti come basic disign, lighting design, comunication design, agli ultimi nati eco design, food design e via dicendo. Tutte queste nuove figure professionali, infatti, chi più chi meno, basano il loro lavoro sul connubio fra funzionalità ed estetica, ma non è questo il punto. Quello che importa davvero è saper leggere gli oggetti per poter comprendere meglio l’universo nel quale ci muoviamo. Perché, a conti fatti, come diceva l’italiano Ernesto Nathan Rogers: “Se si esamina con attenzione un cucchiaio ci si può fare un’idea abbastanza precisa della società che l’ha fatto”.

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