“… Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle”. [cit.Elio Vittorini – Le Città del Mondo 1969].

Qui le strade profumano di una storia lontana, attraversata da tante culture, da quella greca a quella normanna. Dal barocco, che domina il centro, alle splendide vedute rocciose dove si affacciano timidamente antiche abitazioni. In questo scenario, nel centro più antico della città barocca di Scicli, nasce Prosit un nuovo concept di bistrot basato su una cucina casalinga, che attinge all’antica tradizione culinaria Iblea. L’ambiente ha le caratteristiche del tipico dammuso siciliano: quel locale interrato dei palazzi di fine ‘800, usato per conservare le derrate alimentari, costituito da volte a tutto sesto in muratura di conci di pietra locali lasciati a faccia vista. Il restyling è stato curato dallo studio di architettura Darch2, di cui sono titolari due giovani architetti siciliani: Viviana Pitrolo e Danilo Demaio. L’obiettivo era mantenere e rispettare le caratteristiche strutturali, puntando all’esaltazione dell’architettura esistente e della sua vetustà: un ambiente accogliente, quasi domestico, con pochi componenti, che mettesse in risalto gli elementi preesistenti. Per far questo, l’enorme volta a tutto sesto è stata consolidata in qualche porzione, lasciando la pietra in parte a vista ed in parte no. Tutto l’arredo è stato realizzato artigianalmente, su disegno degli architetti, utilizzando un design minimale e moderno che si fonde con lo stile dell’epoca e impiegando materiali semplici e poveri come il legno di abete levigato e il ferro. La chicca della struttura è la cortina interna al palazzo di cui fa parte il locale, dove è stata ricavata una sala caratterizzata da due installazioni, una boiserie muraria composta da antiche porte dismesse e l’altra, sulla parete opposta, costituita da una struttura leggera in ferro per ospitare differenti piante che fungono da percorso aromatico. La nota di rottura – spiegano i progettisti – è la parete che delimita lo spazio dell’office e dei servizi igienici, trattati con una pittura molto materica dall’accesso colore azzurro, una nota nascosta ed inaspettata. Per la pavimentazione è stato utilizzato un grès che riprende l’effetto della doga di legno molto vissuta, usurata, dove dei motivi decorativi azzurri ormai sbiaditi si intravedono in qualche piastrella e per i rivestimenti a parete la scelta è caduta su ceramiche decorate con motivi orientali utilizzate anche nei ripiani dei tavoli esterni. Particolare il grande lampadario in ferro che si sviluppa per tutta la lunghezza del locale. Un posto dove risiede la perfetta fusione tra vecchio e nuovo, dove il tempo sembra essersi fermato.

Photo: Viviana Pitrolo

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