“Vorrei fare un viaggio molto lontano, senza una meta, vorrei guidare per ore su strade deserte, vorrei vedere paesaggi che mi facciano ancora illuminare gli occhi e il cuore…”  ho letto su fb poco tempo fa e mi sono chiesta perché fosse necessario partire per trovare qualcosa o qualcuno capace di illuminare occhi e cuore. È probabilmente vero che quello che possediamo non ci basta. È probabilmente vero che cambiare aria serva a farci stare meglio. Vado quindi un po’ più a fondo e mi concedo uno sguardo al passato. Nella storia culturale occidentale il viaggio è stato metafora di cambiamento e rinnovamento. Da Gilgamesh a Ulisse, da Marco Polo a Colombo, il viaggio simboleggiava le imprese di un mitico eroe ribelle e tormentato, spinto dal bisogno di soddisfazione. Ma se i viaggiatori dell’antichità si spostavano per afferrare e dirigere le forze che controllavano la sorte degli uomini, per gli uomini contemporanei il viaggio è invece manifestazione di libertà o bisogno di fuggire dal quotidiano. E Io? Beh, sarò anche banale ma, a me piace viaggiare per osservare luoghi, persone e modi di vivere differenti dai miei; per conoscere culture, cibi, usanze a volte anche incomprensibili; per saziare il bisogno di stupirmi. E voi?

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