Per realizzare un capolavoro a Federico Fellini non bastava la fantasia con cui scrivere il soggetto ma occorreva anche un set, una troupe cinematografica, un gran cast e i finanziamenti. Ma lui da genio qual’era reperiva facilmente questo ed oltre. Se in passato la maggior parte delle invenzioni è avvenuta ad opere di singoli: il cannocchiale è di Galileo Galilei, la locomotiva a vapore è di George Stephenson, la corrente alternata è di Nicola Tesla, la radio è di Guglielmo Marconi; oggi non è più così. I geni sono pochi e se ci si affida solo a questi ultimi, anche le invenzioni restano poche.
Per fortuna l’essere umano è così creativo da avere ideato anche un nuovo modo di creare. Per ovviare alla scarsità di geni si è fatto ricorso ad uno stratagemma: i miracoli sono stati possibili perché si è passati dalla creatività individuale alla creatività collettiva. Il genio è persona rara perché dotata sia di una grande fantasia che di una grande concretezza, ma nella maggioranza delle persone prevale l’una o l’altra di queste due qualità. La rivoluzione sta quindi nell’unione di più soggetti con qualità differenti che lavorino all’unisono come una meravigliosa orchestra. Naturalmente non è facile che un team eterogeneo di persone produca invenzioni geniali.
Occorrono tre condizioni: una mission fortemente condivisa, un leader carismatico e un’atmosfera entusiasta. I leader che oggi realizzano le rivoluzioni tecnologiche sono coordinatori. Sanno orchestrare il lavoro, sfruttare il pensiero di decine di persone fornendo loro una visione. Per continuare a evolversi come nell’ultimo secolo, il mondo dovrà puntare sullo sforzo collettivo dei suoi sette miliardi di teste. Indi per cui guardiamo all’aumento della popolazione mondiale con occhio diverso. Esso non significa solo miliardi di bocche da sfamare ma anche la maggior quantità di intelligenza mai vista.

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