Elaborazioni visive. Aggressivi, psichedelici, provocatori, eleganti, artistici, effimeri o tangibili. Ce n’è per tutti i gusti. In un’epoca in cui il bello non solo è richiesto ma è necessario, i locali sono costretti ad un’attenta definizione del loro stile. Per loro natura, trattandosi di attività che mirano a favorire gli incontri e la socializzazione, l’ideale sarebbe progettare ambienti accoglienti e stimolanti, dove sensazioni e desideri possano liberarsi. L’attenzione, quindi, verrà posta sia nella concezione della struttura con relativa disposizione degli spazi di bar, privé e sale, sia nella scelta dei colori e dei complementi d’arredo, pena l’insuccesso del locale. La richiesta del fruitore è quella di essere stupito con ambienti fashion, di tendenza, contaminati soprattutto, come avviene in questo periodo, dalla moda e dall’arte. Può apparire scontato e banale, ma uno dei passi fondamentali nella ricerca del successo di un esercizio pubblico notturno è la scelta del colore delle pareti. La scienza ci insegna che il colore non è altro che un’elaborazione visiva generata dai segnali nervosi. La percezione visiva è quindi capace di provocare risposte emotive ed atteggiamenti psicologici diversi. La nostra “tavolozza cromatica personale”  dipende dal modo di percepire i colori esterni e da quali concetti emozionali gli associamo inconsciamente, sia sulla base del nostro vissuto personale, sia sulla base del contesto culturale in cui viviamo che ci influenza più o meno indirettamente. In linea di massima, i colori caldi (giallo, arancione, rosso) sono stimolanti e positivi, ma anche irruenti e decisi. È per questo che nella storia questi locali hanno spesso optato per il rosso sia come colore per dipingere le pareti che come colore per arredi, tappezzerie ed oggettistica. Il grigio, il nero, il marrone e il bianco sono invece colori eleganti ma passivi. In sintesi, appurato che le emozioni hanno molto a che vedere con la vendita di un prodotto, è evidente che, attraverso l’uso di elementi visivi è anche possibile indirizzare la volontà di acquisto di un cliente. Antichissimi, questi locali del piacere hanno assistito a numerose trasformazioni e si sono evoluti col l’andar delle mode e dei costumi. Oggi si chiamano club e di essi ne esistono differenti versioni: dai circoli privati a quelli in cui si entra solo se in lista sino ai pubblici. Possono a volte essere degli ibridi e quindi ospitare al proprio interno differenti servizi: discoteca, privè, piano bar, lap dance.
Esteticamente differenti per gusto e architettura sino a qualche anno fa puntavano su un look coreografico dove immancabile era il tocco di rosso. Oggi le tendenze puntano invece al minimal. Arredi eleganti e sobri sono la tela di base a cui vengono accostate opere d’arte e complementi particolari che catturano l’attenzione. Nei progetti si tende così ad evitare immagini troppo scenografiche. Entrare in un locale con un design molto definito equivarrebbe ad andare sempre alla stessa festa. Ed è in questo periodo di visibilità degli spazi, che si concentra l’attenzione sul design e sulla qualità dell’estetica dell’architettura: volumi pieni e volumi virtuali, stanze intuite più che reali pronte a cambiare colore, forma e concept adattandosi alle mutevoli richieste del mercato. Questo è uno schema funzionale vincente, oggi peraltro supportato dalla crisi, perché consente ai locali, dopo un anno o due, con piccoli ritocchi, di continuare ad essere di tendenza, facendo in modo che “bruci”, cioè che esca dalla scena, il più lentamente possibile.

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