Tartara fantasia. Linguine al caviale. Trofeo di Gamberi. Millefoglie di mandorle crema pasticcera e caramello. NO! Non sono al ristorante! Ho semplicemente aperto Instagram e ho digitato il tag “#FoodPorn”. L’hobby di pubblicare la foto pietanza che si sta per gustare è ormai un cult della generazione 2.0. Checché ne dicano i non amanti del web, è proprio questo lo strumento ideale per monitorare mode e costumi della nostra società. Ed è a tal fine che noi lo studiamo. Ma cos’è il Food Porn? Un piacere da gustare solo con gli occhi. La tendenza ad usare l’obbiettivo di una reflex o il display di uno smartphone come mezzo per spiare provocatoriamente la pietanza appena servita e condividerla sui social rendendo amici, conoscenti e sconosciuti commensali virtuali. Non si tratta però solo di qualcosa da contemplare, le immagini di queste creazioni culinarie devono provocare un desiderio irrefrenabile: si vuole assaggiarle, addentarle, divorarle… e non importa se si tratti di un piatto sofisticato o di un semplice cappuccino con croissant, la regola del gioco è fotografare e condividere piatti da acquolina in bocca.
Cibo, emozioni, creatività e colori si fondono assieme, quindi, per creare delle opere d’arte a cui manca solo il profumo, che può sempre arrivare dalla nostra immaginazione, un po’ come il movimento futurista predicava nel suo manifesto. E se a primo impatto viene da associare il termine alla sfera sessuale, beh… non vi sbagliate! La parola “foodporn”, usata per la prima volta da Rosalind Coward nel suo “Female Desire – Women’s. Sexuality today”, sottolinea, come per l’attrazione fisica, l’importanza dell’aspetto visivo. Nella foto, infatti, non sono gli ingredienti, il sapore o il profumo la cosa fondamentale, ma il modo in cui la pietanza viene presentata che fa venire una voglia matta di assaggiarla. Ed è proprio l’aspetto quasi perfetto del cibo che stimola un desiderio molto simile a quello sessuale, al punto da vedere la pietanza come ideale sostituta dell’atto amoroso.
Tra voglia di assaggiare e fantasia sessuale la differenza è davvero sottile. Entrambi i desideri hanno aspettative simili, provocano gli stessi effetti sulla mente umana e soprattutto creano dipendenza. Secondo Norman Doige, autore di “The Brain That Changes Itself”, la principale ragione è il rilascio di dopamina, neurotrasmettitore causa dell’eccitazione che riguarda il raggiungimento di un qualsiasi traguardo. Proprio come nella pornofotografia, comunemente considerata come un piacere sostitutivo dell’atto carnale, anche il food porn viene praticato come sublimazione del mangiare e del cucinare. Questo particolarissimo hobby stimola i sensi senza mai appagarli fino in fondo, creando quindi felicità illimitata.
Che siate d’accordo a meno, tutti noi in un modo o nell’altro abbiamo contribuito a far si che il fenomeno dilagasse sul web, dove l’unico imperativo che valga è raccontare tutto in real time, anche quello che si mangia. Mentre il mercato digitale asseconda questa tendenza proponendo nuovi siti per lo scambio e la condivisione, nuove app che ci aiutino a realizzare foto sempre più particolari e personalizzate aggiungendoci anche mood (brevi frasi che accompagnano l’immagine) e emoticon, a New York, la madre patria del fenomeno, scatta il divieto di fotografare nei ristoranti. Due i motivi principali: la tutela della convivialità che viene intaccata se ognuno dei commensali anzicchè condividere col vicino l’esperienza del mangiare lo facesse con mille altre persone sul web e l’immagine delle creazioni degli chef più rinomati a cui non va affatto bene che le loro opere d’arte vengano magari fotografate da persone con poca propensione all’arte della fotografia.
In Italia, invece, sono diversi i cuochi e proprietari di ristoranti che cavalcano l’onda, riscontrando in questa moda una fruttuosa pratica di marketing assolutamente gratuita. Nel bel paese non ci si limita a questo, nascono anche vere e proprie figure professionali che si avvicinano a questo nuovo tipo di business. Dal fotografo specializzato in servizi culinari, che riesce ad esaltare anche un semplice piatto di lenticchie, allo stilista del cibo che consiglia sui colori e sul modo di impiattare. L’obiettivo è sempre lo stesso, rendere sexy ed affascinante ogni singola pietanza. Mangiare con gli occhi sarà sicuramente affascinante ma penso che molti concordino sul fatto che farlo per davvero sia tutta un’altra storia.

 

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