“Design è anche guardare gli oggetti di tutti i giorni con occhio curioso”. Citazione del maestro italiano Vico Magistretti e per design s’intende moda, interior e adesso anche food. Tra queste tre forme d’arte ci sono tante sfumature ma l’essenza è una sola: fare qualcosa di buono da mettere a disposizione del consumatore o dell’osservatore, cercando di suscitare emozioni.

Ma cosa succede quando il cibo e la moda si uniscono?
A questa domanda rispondono gli scatti di Fulvio Bonavia, giovane fotografo italiano pluripremiato nel mondo, perché come dice lui, il cibo può davvero diventare “Una Questione di Stile”. L’artista ha iniziato la sua carriera come graphic designer ed illustratore di locandine cinematografiche e vanta collaborazioni con firme del calibro di Alexander McQueen e Prada o brand tra cui Adidas, Heineken, Swatch, Jaguar e BMW per cui ha girato campagne pubblicitarie. Ma da dove nasce l’idea? Bonavia ha dichiarato che la sua ispirazione deriva sia dalla moda che dal cibo e che entrambi hanno il potere di sedurre il consumatore.

“È facile essere sedotto da un abito o da un piatto di tartare di salmone. Io sono sedotto da una lattuga disposta su un abito!” Con la sua creatività è riuscito a mettere insieme sia i piaceri del palato che della vista, rendendo goloso e spiritoso ciò che per definizione la moda non è. Quindi ortaggi, frutta, pesci, verdura, fiori e foglie vengono trasformati in gioielli, accessori, borse e persino scarpe facendo diventare i nostri amati alimenti oltre che buoni anche belli.
Un vero salto di qualità: dalla padella allo studio fotografico, ritratti nei book “A Matter of Taste” e “Scent of Flower“. Un perfetto trade d’union tra haute couture e haute cuisine arricchito da humor, sentimenti e fantasia perché ogni accessorio culinario è “condito” dalle descrizioni della chef scrittrice neozelandese Peta Mathias: “Indosso sempre due bracciali nelle serate all’opera: uno di radicchio per celare la tristezza e uno di salvia per mostrare come mi sono fatta bella. Alla fine sgranocchio il radicchio, adoro il suo retrogusto amaro e odoro la salvia per inspirare l’aroma e il profumo sensuale.”
E per chi pensa che è tutto frutto del miracoloso photoshop si sbaglia: qui c’è solo creatività, manualità e un’anima che riesce a vedere oltre l’oggetto che esso stesso rappresenta. Ora mi chiedo: sarà possibile avvicinarsi al prossimo broccolo o ortaggio di turno con il coltello, senza provare un pizzico di malinconia ricordandone l’incredibile accessorio che rappresentava?

1 Ti piace