Tutto parte da un’idea, un lampo di genio, una scintilla che improvvisamente scatta nel nostro cervello. È proprio questo il punto di partenza dal quale nascono la maggior parte dei capolavori: una semplice intuizione, associata all’attenta capacità e volontà di rendere concreta la propria rappresentazione mentale.

Muoversi lungo questa strada non è del tutto facile ma a conti fatti è l’operazione più giusta da compiere per dar sfogo e realizzare imprese eccellenti ed uniche, perché ognuno di noi ha un immaginario completamente diverso dall’altro ed è proprio per questo che diventa necessario tirare fuori il meglio di ciascuno.

A dare atto che ciò di cui stiamo parlando non è soltanto fantasia ma qualcosa di concreto, sono i molteplici artisti, fotografi, pittori ed anche scrittori che da sempre nel realizzare le loro opere, hanno fatto riferimento a momenti illuminanti seguiti dall’irrefrenabile voglia di concretizzarli. Un giovane artista contemporaneo partito da una semplice e forse anche banale idea, apprezzata adesso da un vasto pubblico, è Guillaume Amat, fotografo parigino che grazie all’entusiasmo e alla voglia di mettersi in gioco è riuscito a mettere in piedi una collezione di opere singolari che colpiscono chiunque vi si trovi di fronte. Un vero e proprio lampo di genio dunque. L’artista, ispirandosi al mito greco di Orfeo ed Euridice e servendosi di uno specchio di dimensioni 80 cm x 120 cm, è riuscito a creare una serie di immagini che a primo impatto danno un sottile senso di smarrimento e confusione ma successivamente riescono a divertire parecchio e destare una notevole curiosità nello spettatore.

Iniziata ben due anni fa, l’idea centrale della serie “Open Fields”, nome scelto dall’artista per titolare l’originale progetto, è quella di creare nuove prospettive nel contesto dell’immagine, trasformando la realtà in finzione. Giocando solo ed esclusivamente con le inquadrature è riuscito a creare immagini che contemporaneamente guardano avanti e indietro.

Sagome scure contrapposte a campi luminosi, case che sorgono in pareti rocciose, alberi e fogliame che nascono in paesaggi aridi o addirittura da scorci industriali. Tutto diventa possibile grazie alla geniale scelta di utilizzare un pannello di legno munito di uno specchio che riflette l’ambiente posteriore catapultandolo dentro l’immagine e costruendo scene surreali. Assurdità, paradosso e illogicità mescolati ad un’attenta sovrapposizione di scatti e frammentazione di spazi così da creare scene del tutto fittizie che mostrano in un’unica immagine diverse realtà catturate mediante l’impiego di un oggetto di uso quotidiano.

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