La mostra “ Warhol è Noto: il Barocco immaginario ” racconta al grande pubblico la forza comunicativa di una delle personalità più eclettiche ed importanti del ‘900, associandola allo stile prettamente barocco di una perla dell’architettura siciliana quale la città di Noto.

Allestita da Giuseppe Stagnitta presso i locali dell’Ex Convitto Ragusa di Noto, la mostra è un’opportunità incredibile per quella Sicilia che vuole puntare su un turismo culturale di rinomanza internazionale. L’esposizione è stata realizzata dalla Fenice Company Ideas e dall’Associazione Culturale Studio Soligo di Roma, in collaborazione con il Comune. La città patrimonio dell’Unesco ospita così 120 opere dell’artista provenienti dalla collezione di Rosini – Gutman dal 7 maggio al 28 agosto con possibilità di prolungamento. Un percorso espositivo, descrittivo che inizia con 20 disegni degli anni ’50, i quali raccontano l’inizio della carriera dell’artista, per passare poi alle opere più note e rilevanti come la Campbell’s Soup, Brillo, il celebre ritratto di Marilyn Monroe, quello di Ingrid Bergman e ancora Man Ray, John Gotti, Liz Taylor e il famosissimo pezzo unico rappresentate Mao. Le icone dell’arte Pop, descrivono un periodo storico sinonimo di cambiamento e sperimentazione.

La mostra non finisce qui. È esposta anche la rara opera su tela dedicata a Liza Minnelli e quella dell’Assassinio a Dallas. Altri pezzi dell’ampia produzione di Warhol come Flowers, Cow e Fish completano l’allestimento delle opere su tela. Immancabile poi la produzione a stampa delle più famose foto su rulli di carta kodak dal titolo “Tacchi a Spillo” e molti altri prestigiosi pezzi unici che resero noto l’artista nel panorama internazionale. Parallelamente, la mostra dedica un’intera area all’esposizione di tutte le opere con cui Warhol celebra “cose”, “persone” e “simboli” ricorrenti nella vita di tutti i giorni, pezzi che lo hanno reso il più famoso artista del XX secolo: i manifesti dei film, le copertine dei dischi tra cui Rolling Stones, Velvet Underground, Graces Jones, alcuni abiti da lui disegnati e gli autoritratti. Una produzione seriale di oggetti/soggetti quotidiani, decontestualizzati e resi accessibili al grande pubblico che non richiedono più interpretazioni o letture, limitando di conseguenza la visione dell’opera d’artea spettatori preparati. Sono prodotti in cui l’unicum artistico è sublimato attraverso la serigrafia e la silkscreen, metodi che permettono la riproducibilità di una matrice e che diventano originali strumenti di comunicazione.

Infine, è esposta in esclusiva la proiezione di una rarissima intervista realizzata dal giornalista Vanni Ronsisvalle nel 1977 a Roma. L’artista viene ripreso nel suo vagabondare per la Città Eterna mentre incontra personaggi del tessuto sociale romano come Federico Fellini, ma anche nel suo soffermarsi per contemplare le architetture barocche del centro città. L’evolversi delle attitudini comunicative hanno confermato la funzionalità delle scelte estetiche e stilistiche della produzione made in Warhol, artista definito: “Pittore di corte degli anni settanta”, da Robert Rosenblum che è e rimarrà sempre attuale e trasgressivo.

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