Una cosa è certa: dei computer non possiamo più fare a meno. La tecnologia e i nuovi mezzi di comunicazione negli ultimi decenni sono diventati parte integrante del nostro quotidiano e risulta impensabile descrivere tutti gli usi possibili che un apparecchio di dimensioni cosi ridotte sia in grado di fornire. Tra le aziende che hanno contribuito a questa evoluzione, un occhio di riguardo merita la Apple, diventata oggi un colosso mondiale. Con la nascita del Macintosh ha totalmente cambiato, ma soprattutto agevolato, il modo di lavorare di molte aziende. Risale al lontano 24 gennaio 1984 la presentazione di Steve Jobs, sul palco del Flint Center di Cupertino, del primo Macintosh più comunemente chiamato Mac, un oggetto innovativo a forma di parallelepipedo, associato ad un monitor ad alta risoluzione, ad una tastiera e ad un mouse monotasto in grado di controllarne in maniera intuitiva le funzioni. Un oggetto definito “all in one” dove tutto il necessario è portata di mano e pronto per l’immediato utilizzo. Nei primi anni ‘80 solo programmatori ed informatici erano in grado di utilizzarlo. I primi elaboratori, infatti, si nutrivano esclusivamente di codici e per interagire con essi bisognava conoscere il linguaggio informatico. A dare una svolta epocale ed ampliare il mondo degli utenti fu proprio il Mac, grazie alla semplicità di utilizzo e all’introduzione dell’interfaccia grafica GUI (Graphical User Interface), che era guidata dal mouse e consentiva all’utente di interagire con il computer manipolando le icone, abbandonando così la vecchia interfaccia CLI (Command line interface) costituita da righe di comando, che si serviva delle istruzioni impartite dall’utente tramite tastiera per mandare in esecuzione un programma. Bastavano pochi click per riuscire a fare cose che prima erano ritenute impensabili: spostare oggetti sullo schermo, cambiare l’aspetto del proprio desktop, abbinare parole ad immagini e suoni per dare sfogo alla creatività. Con il Macintosh nasceva così una generazione di innovatori che diede avvio ad un’era moderna. Il primo modello di Mac, l’Apple Lisa, nome voluto da Jobs in onore della figlia, era dal design non particolarmente accattivante. Venne definito un apparecchio “caloroso” perché appena acceso ti salutava con un sorriso sussurrando “ciao”. Occupava sulla scrivania lo stesso spazio di un foglio di carta A4 (8,5 x 11 pollici) ma venne considerato il più grosso fallimento commerciale dell’Apple, a causa dei suoi tanti limiti: poca RAM, poca memoria di archiviazione e prezzo relativamente alto. Nonostante i molteplici inconvenienti, questa macchina diede il via al susseguirsi incessante di idee e miglioramenti che negli anni vennero applicati dall’azienda Apple ai modelli successivi. Dal nuovo design del Macintosh XL al modello Plus con una memoria di 1 MB dotato di una porta SCSI, che consentiva l’installazione di un disco rigido esterno. La seconda importante rivoluzione arriva cinque anni dopo ‘Lisa’ con la nascita, nel 1989, del Macintosh Portable, il primo Mac alimentato a batteria. La sua capacità di funzionamento era di 16 MHz, quindi piuttosto veloce per gli standard dell’epoca, il problema era il suo peso: 7.3 chilogrammi, dovuto all’utilizzo di batterie al piombo che fornivano molta più potenza e durata, più di 10 ore di carica, ma purtroppo eccessivamente pesanti per essere installate in un computer portatile. Per ovviare a questo problema, l’azienda il 21 ottobre del 1991 presentò il nuovo PowerBook definito il primo vero portatile della Apple. Questa volta la portabilità non era dovuta solo all’alimentazione a batteria, ma anche al peso nettamente inferiore rispetto al precedente. Il suo design innovativo accostava la tastiera allo schermo, permettendo una posizione più comoda per le mani durante l’utilizzo, inoltre con l’istallazione della pallina del trackball, sotto la tastiera, ci si poteva spostare sullo schermo con una precisione mai vista prima. Questa linea di Mac fu prodotta fino al 2006. Nel frattempo l’azienda si preparava a scrivere un capitolo tutto nuovo per i computer: nel 1998 venne lanciato sul mercato l’ iMac. La i annunciava un’importante novità: l’introduzione di internet. L’iMac fu il primo computer a diffondere l’uso della porta USB rinunciando agli ormai obsoleti floppy disk. La forma ad uovo, il cui guscio era realizzato con un materiale semitrasparente, il design tutto nuovo ed i colori traslucidi e luminosi rendevano questo modello diverso da ciò che si era visto fino ad allora. Ma dall’iMac a forma di uovo, agli albori del nuovo millennio a farla da padrone è il coloratissimo iBook, subito ribattezzato “conchiglia” per la forma molto similare. Non era solo il suo look innovativo a renderlo unico, ma i miglioramenti tecnologici apportati. Dotato di tecnologia AirPort, fu il primo computer con connettività Wi-Fi integrata. L’evoluzione del Mac però non si arresta qui; nell’ultimo decennio, dal 2004 ad oggi, cambia nuovamente tutto. Architettura interna ed esterna vengono completamente rivoluzionate, il vecchio processore PowerPC viene abbandonato e sostituito dall’Intel, perché in grado di offrire prestazioni più elevate e più funzionale per i computer portatili. Il sistema operativo MacOs X diventa dunque il principale avversario di Windows. La ricca gamma di modelli con prestazioni e caratteristiche diverse viene ristretta a 5 varianti specifiche adatte alle diverse tipologie di utenti: l’ipad Mini senza tastiera, mouse e monitor; l’iMac, potente e sottile; il Macbook Air, l’ultraportatile leggero; il Macbook Pro con display Retina ed infine il nuovissimo Mac Pro, appena approdato sul mercato, che abbandona le tradizionali forme dei computer da lavoro, racchiudendo una workstation di potenza notevole in un cilindro scuro e misterioso capace di stupire ancora una volta gli amanti del mondo tech. Una storia straordinaria quella di Apple, che parte da uno scatolotto per finire ad uno schermo ultrapiatto riuscendo negli anni a rivoluzionare radicalmente lo stile di vita di ciascun individuo e contaminare le moderne società oramai totalmente assuefatte di tecnologia.

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