“La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unita armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possiederà per tutta la vita” –  Cit. Goethe in “Viaggio in Italia” 1829.

Come per i migliori film di sempre, i premi vanno a chi con astuzia e determinazione riesce a suscitare emozioni incomparabili. Così è La Scibina, ultima residenza turistica alberghiera a quattro stelle sorta a Marina di Ragusa. Un team d’eccezione guidato e coordinato da un esperiente architetto ha ridato vita ad un antico deposito di mandorle, poi divenuto residenza estiva della famiglia Arezzo. Un luogo dal sapore antico, la Scibina, tra le cui mura si possono ancora scorgere i ricordi di infanzia della proprietà, ma che attraverso un’attenta ristrutturazione è riuscito a trasformarsi in residenza funzionale, elegante, dotata di tutti i comfort e i servizi che una clientela esigente e selettiva richiede. Sotto l’attenta regia dell’architetto Bruno Cosentini, la ditta Criar srl, l’architetto Fabio Triberio, l’architetto Valentina Giampiccolo e Giuseppe Minaldi dello studio GUM per il progetto degli interni, il grafico ed esperto comunicatore Carlo Scribano, il vivaio Pollice Verde e innumerevoli artisti e maestranze locali hanno dato vita a un paradiso di ricordi e atmosfere nel cuore del Mediterraneo.
Cultura locale, rispetto dell’ambiente naturale ed eleganza sono le coordinate che hanno guidato il team nella progettazione degli esterni e degli interni, articolati su due livelli. Il risultato è quello di una residenza che attinge al passato ma con un feeling tutto contemporaneo attraverso un progetto di reinterpretazione della ristrutturazione.
La struttura della Scibina, un complesso rurale costituito da una serie di corpi assestanti risalenti alla seconda metà dell’800 e articolati a forma di U attorno ad un ampio cortile, sorge in contrada Castellana Vecchia, a ridosso della frazione balneare. Tre gli interventi principali: il primo, di ordine funzionale, con il quale si è prestata attenzione alla nuova disposizione degli ambienti e dei servizi in relazione alla mutata destinazione d’uso, il secondo, di ordine culturale, ha impegnato l’architetto Cosentini nel risolvere la più ampia problematica del recupero degli edifici rurali negli iblei, ed infine il terzo, di ordine strutturale, curato dalla Società di Ingegneria Eupro srl, nel rispetto della normativa antisismica. Progettata per inserirsi delicatamente in una zona che ha rigorosi controlli ambientali, la costruzione, dalla semplice architettura in mattoni, oggi dialoga in perfetta armonia e continuità con gli interni. La ‘classicità’ rurale dei rivestimenti esterni ha una nuova veste e diviene quasi una texture di fondo sulla quale accostare idee ed elementi. Il bianco, il beige, il color sabbia tostato, il verde della flora mediterranea e l’azzurro del nostro mare sono le tonalità predominanti, come suggerisce il codice stilistico dell’eleganza naturale che ha guidato la scelta di tutti i materiali.
Il passaggio dall’interno del baglio agli spazi esterni, i collegamenti delle singole unità con l’area piscina e con le aree verdi, la disposizione del parcheggio; tutto rispecchia una vocazione romantica e lo si percepisce subito dai colori e dal pergolato in canna siciliana che troviamo all’esterno. La disposizione della struttura ha consentito un’ampia flessibilità distributiva degli spazi: accanto alle aree comuni che affacciano sul baglio e da qui accedono allo spazio piscina, si trovano sette unità abitative autonome di cui un monolocale, due bilocali e quattro trilocali; tutte con vista mare e complete di ogni attrezzatura necessaria al fine dell’ottenimento della qualifica 4 stelle. Nessuna barriera architettonica, impianti di ultima generazione da quello idrico-fognario, all’elettrico, al termico e l’inserimento di sistemi di digitalizzazione rendono la residenza competitiva e all’avanguardia. In questo scenario volutamente e ricercatamente neutro, sono i dettagli a fare la differenza. In ogni abitazione tanti minuscoli particolari: un rivestimento ben fatto, le cuciture di un tessuto, l’accostamento delle nuance, l’arte di dosare il sottile equilibrio tra spirito antico ed elementi moderni, la passione per la ricerca. Sinergia è la parola d’ordine che Valentina Giampiccolo e Giuseppe Minaldi hanno utilizzato per descrivere il loro lavoro in partnership con il grafico Carlo Scribano.
Dopo aver definito il concetto globale che La Scibina doveva rappresentare: “La Mediterraneità”, i tre creativi hanno tirato fuori i sette micro temi delle unità abitative. A identificare ogni alloggio non sono numeri ma parole che rappresentano un pezzo della Sicilia che vorremmo salvaguardare. E così sfilano in successione vocaboli dal sapore locale, ricchi di ricordi e suggestivi: Dote, Conserve, Varcuzze, Cianciane, Palombelle, Ria e Sale. Dettagli dunque, ed è proprio su questi che ruota l’arredo. L’elemento predominante delle singole stanze è la testata del letto. Nel trilocale “DOTE” un letto a baldacchino bianco è adornato da stucchi applicati a parete che ricordano i merletti dati in dote dalle famiglie alle giovani spose, realizzato dal Colletivo Cargo, in un’altra delle stanze la testata è stata realizzata dalla regista fotografa Giovanna Brogna Sonnino che ha realizzato un collage di carte da regalo originali degli anni ‘50 raffiguranti fiori d’arancio e stralci dell’atto di dote di famiglia.
Nel bilocale “CONSERVE”, la testata del letto è costituita da altre due opere della Brogna/Sonnino “I Vassoietti“, lavoro sulla memoria, la cui intera serie è stata esposta a Noto nel 2012 presso l’ex Collegio dei Gesuiti.
All’arredo del trilocale “VARCUZZE” ha dato il suo apporto l’artista Sergio Fiorentino con due testate in legno e ferro intitolate rispettivamente: “Migrazioni  di tonni” e “Migrazioni di aguglie”.
In “CIANCIANE” a rappresentare tutto il folclore della nostra terra ci ha pesato la pittrice Alice Valenti, allieva del noto maestro Di Mauro, che ha dipinto la testata come una sponda di un carretto siciliano. “PALOMBELLE” riprendere il movimento del mare e le sue onde grazie al decoro realizzato dal laboratorio di ceramiche Krete di Vittoria. La testata è uno scorcio di mare con lunghi listelli dai toni azzurrati che intervallandosi danno appunto l’effetto delle onde. Nella testata del letto a baldacchino posto in “RIA”, il Collettivo Cargo realizza la trasposizione a muro dell’antico gioco e lo arricchisce con due orme di piedini in legno.
Infine, ma non per importanza, “SALE” dove il total white dell’ambiente è interrotto solo dalla formula chimica dell’elemento, realizzata in diverse nuance di legno e inserita nella testata del letto a baldacchino. Altro elemento su cui soffermare l’attenzione sono le cucine: ognuna di esse disegnata dallo studio GUM con l’utilizzo di ceramiche di Caltagirone firmate Made a Mano e realizzate da maestranze locali. Il concetto di Mediterraneità e cultura locale è ripreso anche per l’arredo esterno e il giardino dove, grazie all’apporto e del vivaio Pollice Verde, essenze arboree della tradizione locale, preesistenti all’intervento, si integrano con altre di nuovo impianto e dialogano in una piacevole continuità.

 

 

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