Si avvicina la stagione estiva e inizia la caccia alle destinazioni più originali è immancabilmente più trend in grado di offrire esperienze fuori dalla routine quotidiana. Mare o montagna? Metropoli o piccolo borgo? Italia o estero? Scegliere una destinazione può rivelarsi difficile. Qualsiasi sia la vostra meta la moda estate 2015 è certamente all’insegna della sostenibilità, come dimostrato durante la BIT, Borsa Internazionale del turismo, di Milano. I più grandi operatori del settore affermano, infatti, che i servizi turistici devono orientarsi al sostenibile. Perché? Perché turismo responsabile e agricoltura biologica a Km 0 sono il desiderio degli italiani.
Questo il quadro delineato dal V Rapporto “Gli italiani, il turismo sostenibile e l’ecoturismo” diffuso a febbraio durante la manifestazione turistica e realizzato in collaborazione con Fondazione UniVerde e IPR Marketing. Minimizza l’impatto delle attività turistiche sulla natura, sulla cultura locale e sulla società, sostiene e promuove l’economia locale, salvaguarda l’ambiente circostante, incoraggia la scoperta, la conoscenza e il rispetto delle realtà. È l’ecoturismo. Il termine, contrazione della locuzione “ecological tourism”, è attribuito all’architetto messicano Hector Ceballos-Lascurain che lo coniò nel 1988, poi rivisitato e corretto nel 2002 in occasione del summit mondiale dell’ecoturismo a Quebec in Canada. In questa occasione l’UNEP (Programma Ambiente delle Nazioni Unite), l’UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) e l’International Ecotourism Society hanno ospitato 1.169 delegati da 132 diverse nazioni per dedicarsi alla stesura della Quebec Declaration on Ecotourism.
Un documento incentrato sull’impostazione di un programma preliminare che comprende una serie di raccomandazioni per lo sviluppo di attività di ecoturismo nel contesto della sostenibilità. Oggi definito come: “modalità capace di soddisfare le esigenze dei turisti e dei siti ospitanti, facendo in modo che tutte le risorse economiche, sociali ed estetiche mantengano l’originaria integrità culturale, rispettino i processi ecologici essenziali come la diversità biologica e i sistemi di vita delle aree in questione e si incentrino su uno sviluppo e una pianificazione territoriale a impatto 0”. In tal senso l’ecoturismo si presenta come uno strumento di conservazione, gestito in modo organizzato per consentire un’adeguata redditività alle popolazioni locali e agli operatori turistici. L’ecoturismo si basa dunque sulla responsabilità di tutti i soggetti che prendono parte a questo modello, da coloro che organizzano i viaggi alle strutture ricettive, agli ospiti. La Commissione Europea per la promozione dello sviluppo sostenibile ha creato diversi strumenti come il marchio di qualità ecologica UE (Ecolabel Europeo) e il sistema comunitario di ecogestione (EMAS). Oltre a ciò ha già introdotto dei veri indicatori con i quali si riesce a monitorare, gestire e migliorare la sostenibilità delle diverse mete turistiche. Se in Europa il fenomeno è già consolidato in paesi come Germania e Francia, in Italia ci si sta ancora organizzando. Solo negli ultimi due anni operatori turistici, strutture ricettive, amministrazioni locali, organizzazioni ed erogatori di servizi si stanno aggiornando ed adeguando al sistema eco.
Ma come si fa? Rispettando misure che vanno dall’uso delle fonti rinnovabili e dei sistemi di risparmio energetico, alla gestione dei rifiuti e dell’acqua fino alla qualità del cibo, le attività didattiche, l’accessibilità, la promozione del territorio e delle forme di mobilità dolce. E cosa offre un turismo sostenibile? La possibilità di godere del sito, di conoscere i suoi luoghi, la sua storia, la sua cultura, la sua enogastronomia senza intaccare l’ambiente. È un modello di turismo basato sul rispetto. L’eco non è solo una moda ma un rilevante fattore di sviluppo economico, lo dimostrano i dati e l’interesse che i maggiori operatori del settore stanno dando al fenomeno.

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