C’è chi ama sfogliare gli album di fotografie, chi preferisce aprire di tanto in tanto le vecchie cartelle di immagini sul proprio personal computer, e chi si affida allo slideshow della cornice digitale per rivivere i propri ricordi più preziosi. In ogni caso, la fotografia è un’immagine statica che eternizza un momento indimenticabile. Fino ad oggi la tecnologia ha reso possibile eliminare le imperfezioni come occhi rossi o altri piccoli difetti. Ma per quanto riguardava il fuoco e la prospettiva, l’istante dello scatto fungeva da giudice insindacabile: da quel momento in poi, nulla era più modificabile.
Per l’informatico malese Ren Mg questa consuetudine andava rivoluzionata: prima di lui, e più precisamente all’inizio del XX secolo, erano già state gettate le fondamenta di una teoria diventata realtà grazie al lavoro dell’azienda di cui è a capo, la Lytro. L’invenzione di Ren Mg e dei suoi collaboratori ha reso possibile modificare la messa a fuoco dell’immagine anche in un momento successivo allo scatto, eliminando in questo modo l’eventualità che la foto possa risultare irrimediabilmente sfocata. Come è possibile una tale innovazione?
Grazie ai dati sulla pendenza e sulla proprietà dei raggi di luce contenuti nelle immagini, è possibile rielaborare o perfezionare la qualità del risultato finale anche in seguito. In questo modo l’autore è libero di decidere quale dettaglio mettere a fuoco in fase di editing.
Il progetto di Ren Mg ha origine nel 2006 e come tutte le novità che si rispettino non ha avuto dei risultati soddisfacenti fin dal primo momento: diversi anni di sperimentazione, un primo prodotto piuttosto limitato e poco appetibile per il mercato. Ma il 2014 è l’anno giusto per la start up californiana, che ha annunciato l’uscita del suo prodotto rivoluzionario per il 15 luglio.
La Lytro Illum, questo il nome della fotocamera, si presenta ai suoi primi numerosissimi utenti (l’azienda ha già esaurito la prima tranche di spedizioni) come un apparecchio non esattamente maneggevole: una struttura in alluminio e magnesio di ben 940 grammi, un imponente obiettivo con zoom da 30-250 mm realizzato in alluminio anodizzato, un display Lcd touch screen e naturalmente tutti gli elementi necessari per gestire correttamente il campo di luce, comprese diverse componenti in vetro. Immancabili il wi-fi e il GPS integrati.
La fotocamera sarà dotata inoltre del numero minimo di comandi necessari: quello per regolare il campo, e ovviamente quello per lo scatto.
Lo scatto: proprio in esso si concentra la carica rivoluzionaria della Lytro Illum. Nel momento in cui il bottone viene premuto la fotocamera è infatti in grado di memorizzare l’intero campo di luce. La novità sta nel fatto che non sono più i sensori a registrare l’intensità dei colori, ma tramite una fila di diverse decine di lenti l’ apparecchio calcola la posizione di ogni fascio luminoso e ne memorizza la direzione. Questo consente una gamma di possibilità mai immaginate prima nel mondo della fotografia. Di quanti megapixel stiamo parlando? A questo quesito non è possibile dare una risposta, perché l’unità utilizzata per descrivere le potenzialità della fotocamera è il “megaray”, la misura del la capacità di catturare raggi di luce del dispositivo: nel caso della Lytro Illum si parla di ben 40 megaray.
Naturalmente l’azienda americana ha pensato anche al software per l’elaborazione delle immagini, che consente una libertà di gestione dei risultati fuori dal comune.
Siamo senza dubbio dinanzi ad un passo da gigante da non sottovalutare: lo stesso Steve Jobs, qualche mese prima della sua scomparsa, aveva incontrato Ren Mg allo scopo di conoscere meglio la tecnologia che l’informatico malese stava mettendo a punto. E se lo stesso Jobs, emblema della rivoluzione tecnologica, ha riconosciuto un potenziale interessante nella Lytro, chi siamo noi per dichiararci scettici?

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