Piero Guccione è uno di quegli artisti che meriterebbero una storia dell’arte tutta per sé, tanto è articolato e complesso il suo percorso tra i passaggi e le orme del secolo breve. È grazie a lui se l’arte italiana degli ultimi decenni lascia sperare di avere un futuro. Se Francis Bacon è stato il rivoluzionario della figurazione, Guccione ne è il riformatore. Sono diversi i momenti della ricostruzione dell’immagine di Guccione a partire dai primi anni Sessanta. L’attenzione è rivolta ai grandi mari, per lo più pastelli, nella convinzione – non so sino a che punto condivisa dall’artista – che la lontananza, un misto di sublime romantico e infinito leopardiano, sia componente essenziale del suo stile. Nato a Scicli nel 1935, dopo il diploma all’Istituto d’Arte di Catania, si trasferisce a Roma dove frequenta i pittori neorealisti Attardi e Vespignani. Dal 1958 al 1969 prende parte alle missioni paleontologiche nel Sahara libico con l’équipe dell’archeologo Fabrizio Mori, per il rilevamento di pitture rupestri.
Nel 1961, su richiesta dell’American Federation of Art, organizza una mostra di tali opere alla Columbia University of New York, successivamente ospitata nelle maggiori università americane. Dà vita insieme a Ennio Calabria, Renzo Vespignani ed altri al gruppo de “Il Pro e il Contro“. Dal 1966 al 1969 partecipa alla Biennale di Parigi ed è assistente di Renato Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove sarà anche titolare di cattedra. La prima partecipazione alla Biennale di Venezia, invece, è del 1966 e poi ancora nel 1978, 1982 e nel 1988. Negli anni settanta le sue personali fanno il giro del mondo: da Parigi (FIAC) a New York con testi di Dominique Fernández e Alberto Moravia. Dalla Galleria d’Arte Moderna di Paternò (Catania), a una personale a Parigi alla Galleria Claude Bernard, un invito alla rassegna internazionale “Drawings” a Washington e una partecipazione alla IV Biennale di Grafica di Baden-Baden. Insieme a Franco Sarnari dà vita al gruppo di Scicli. Nel 1985 espone al Metropolitan Museum di New York un’antologica di grafica. È finalista del premio Artista dell’anno a Napoli con Burri, Vedova e Schifano, promosso da centoventi critici d’arte italiani. Nel 1989 esce nella collana delle “Grandi Monografie” d’arte della Fabbri Editori il volume Piero Guccione a cura di Enzo Siciliano e Susan Sontag.
Nel 1992 è uno degli artisti invitati dal Comitato per il V Centenario della scoperta dell’America per la mostra “Cristoforo Colombo e l’apertura degli spazi” a Palazzo Ducale di Genova. Nel 1995 è nominato Accademico di San Luca; declina l’invito alla Biennale di Venezia del centenario. Esegue nove pastelli ispirati alla Cavalleria Rusticana di Verga, presentati alla mostra “Mascagni ritrovato“, inaugurata nel Museo Teatrale alla Scala di Milano. Nel 1997 esce la monografia delle Edizioni Electa. Nel 1999 tiene una mostra antologica di “Opere recenti” a Palazzo Reale di Milano. Nello stesso anno riceve dalla presidenza del Consiglio dei Ministri il Premio Speciale per la Cultura con Riccardo Muti e Rita Levi Montalcini. Nel 2001 viene pubblicata la riedizione dell’opera di Galileo Galilei “Discorsi intorno alle nuove scienze” con prefazione di Papa Giovanni Paolo II, illustrata da dieci incisioni di Piero Guccione. Dello stesso anno è la personale a cura di Maurizio Calvesi “Piero Guccione opere 1962-2000” organizzata a Palazzo Ziino dal Comune di Palermo. Nel 2008 Vittorio Sgarbi cura un’antologica dell’autore a Palazzo Reale di Milano e nello stesso anno Maurizio Calvesi presenta la mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Piero Guccione ha ricevuto, il 14 dicembre 2004, da Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica Italiana come benemerito dell’arte e della cultura. L’ultima esposizione è quella di Modica, organizzata per festeggiare il suo ottantesimo compleanno. La mostra, che ha registrato un impressionante successo, raccoglieva ottanta fra le opere dell’artista.

Ringrazioamo Gianni Mania per le fotografia

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