Il turista è stato, è e sarà sempre una gallina dalle uova d’oro. A dimostrarlo anni di dati statistici. Il settore viaggi e vacanze copre una rilevante quota dell’intero volume delle transazioni, oggi passate dall’off line all’on line: un mercato da 500 miliardi di dollari con una crescita annua dell’11%. Fra tutti i sotto comparti del settore, è il turismo culturale a tirare lo stivale: il 58% della spesa internazionale nel nostro Paese è infatti legata alle visite per ragioni di questo tipo, seguite da enogastronomia e green.

MA COSA SIGNIFICA OGGI FARE BUSINESS NEL SETTORE DELLO SVAGO PER ECCELLENZA?

È tutta questione di creatività. In uno studio intitolato “Cultural times, the first global map of cultural and creative industries” pubblicato nel 2015, l’Unesco, ha suddiviso le aziende che condividono aspetti creativi e aspetti culturali in undici settori: advertising, architettura e design, musica, editoria, gaming, cinema, arti performative, arti visive, radio, televisione e turismo. Ha anche evidenziato il ruolo strategico di quest’ultimo per lo sviluppo delle economie locali.

COSA SIGNIFICA QUINDI PENSARE AL TURISMO COME AZIENDA CREATIVA?

Innanzitutto passare da una visione tradizionale, il cosiddetto turismo degli oggetti, basato su un modello “sightseeing” ad un turismo motivazionale, orientato alla creazione di esperienze innovative, autentiche e distintive. “ Io credo che il turismo sia un settore da traino – afferma Stefano Laudi, presidente SL&A Turismo e Territorio in un intervista Rai – nel senso che è stato sin’ora un settore anticiclico, esso è continuato ad andar bene anche quando tutti gli altri andavano male e anche adesso grazie al mercato straniero continua ad essere una delle principali fonti di guadagno del paese. Se è vero che in giro c’è fame d’Italia, noi dovremmo cominciare a diversificare le mete di questo desiderio. Creare combinazioni. Non singoli prodotti ma panieri. Nella costruzione di una prospettiva in cui il turismo sia un motore è bene fare trovare le offerte sul mercato facilmente e rapidamente. Uno volta che io lo desidero lo devo poter avere. In Italia ancora in questo si fa fatica”.

Ma non basta, Laudi conclude affermando che l’offerta purtroppo non crea la domanda e che serve un meccanismo di comunicazione e coinvolgimento emotivo perché la proposta rappresenti un esperienza desiderata, amata e ricercata. Il turista oggi è sempre più attivo: da mero ricercatore di un’offerta diviene recensore, generatore di contenuti, con una escalation progressiva di protagonismo. “Il viaggio – come affermava Francesco Giordana – è una condizione esistenziale magica, dove reale e immaginario si fondono”.

La nuova sfida sta nel costruire immaginari differenziati. Per far venir voglia di vivere un’esperienza indimenticabile, occorrerà fornire al viaggiatore una chiave di lettura, un’anteprima di ciò che potrà vivere durante il tour. È ovvio quindi che il mezzo obbligato da utilizzare nella realizzazione di questo ambizioso progetto è l’ITC, non più nella sua classica accezione di “Information and Communications Technology, in cui ci si riferiva all’insieme delle tecnologie atte a realizzare sistemi di trasmissione, elaborazione e ricezione di informazioni, bensì nella moderna definizione di “Imagination and Creative Technology”, ossia l’insieme di metodi e strumenti atti a potenziare la fantasia e le capacità creative delle persone.

Design pluridimensionale, realtà virtuale, realtà aumentata, video immersivi, tecnologie tattili e olografiche contribuiranno a creare la base del turismo esperienziale. Qualsiasi cosa accadrà in quest’ambito, possiamo star certi, sarà un viaggio sorprendente.

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