L’arte di Annalisa Cavallo ha una chiara caratterizzazione sociale. “La mia passione per l’arte nasce sin da bambina. Ho sempre sentito l’esigenza di comunicare attraverso il disegno e la pittura, forme espressive che mi rappresentano. L’elemento che contraddistingue le mie opere è l’invito, rivolto all’osservatore, a prendere coscienza delle proprie emozioni e a guardarsi dentro attraverso la rappresentazione di ‘luoghi dell’anima’ in cui perdersi per ritrovare, nell’intimo di questa riflessione, se stessi. Il mio linguaggio espressivo è frutto di molte ricerche e sperimentazioni pittoriche e cromatiche”. Nel corso degli anni si avvicina all’astrattismo e all’informale dove sperimenta l’utilizzo di diverse tecniche pittoriche e di materiali di riciclo. Negli ultimi anni il suo percorso di ricerca continua ripartendo dall’arte figurativa ed attuando una fusione con l’informale dando così vita al suo personale linguaggio espressivo. Nel suo percorso artistico sperimenta diverse tecniche e materiali che la porteranno a creare nuovi mezzi di espressione personale tramite l’utilizzo di differenti tecniche pittoriche. Ci sono altezze che sormontano montagne, ci sono abissi più tenebrosi dell’Ade dell’inferno e c’è una forza calda come la passione dell’abbraccio di due amanti, forze irresistibili e un campo magnetico che attrae e avvampa il cuore di ogni sconosciuto osservatore. Mondi velati compaiono alla vista, sono le visioni degli occhi accesi e ardenti, i sensori dell’anima di Annalisa Cavallo. Sguardi che scrutano oltre il mare. Sfumate fra i colori ci sono dolori e gaiezze, c’è un mondo di pathos: è l’arte che sgorga fra le curve e negli intrecci della mente, nei meandri di questa nostra vita. È qui che si mostra e si lascia ammirare in tutta la sua bellezza. Riecheggiano ritmi mediterranei, arrivano piano e intense le folate di adhou, il vento del deserto, che risale le scogliere ogni benedetta sera, poi tra le falesie diventano impetuosa corrente e piegano rocce come alberi, rasano e scolpiscono colline e modellano in mille forme la calcarenite rossa, riportando alla vista fondali marini emersi in superficie al di sopra delle acque salate ornando il mediterraneo. È il vento che suggerisce i segreti del sublime e la notte. La notte, il mormorio lo senti? Nei ritratti della Cavallo, affiorano tracce che divengono realmente testimonianze, specchi che riflettono gli angoli più bui della parte più malvagia dell’animo umano. Mostrano con severità la sofferenza dinanzi alla nostra vita, tutto in primo piano, sui volti e nelle anime di esili creature sofferenti. Qui il supplizio e la solitudine hanno un’immagine chiara e pregnante, le pene lasciano tracce grondanti di lacrime. Con assoluta abilità ci viene svelata l’angoscia di questo nostro tempo, nel guardarci dentro, in quel comune tunnel del dolore di vivere, in quella sofferenza terrena dell’esistere, in quella inquietudine che scalcia e allontana ogni speranza. Nel racconto degli enigmi di Annalisa Cavallo c’è il rischio di perdersi sino a dissolversi completamente; smarrendosi, naturalmente, ci si ritrova soli, ma concentrandosi si può davvero ritrovare se stessi, a volte, basta semplicemente accarezzarsi lievemente. Con il tatto si percepiscono anche sottotraccia cicatrici profonde e sconosciute che ci stanno accompagnando, come un cane fedele, da una vita intera. Le sue opere sono spiagge di terre apparentemente sconosciute, sono luci e ombre delle più segrete crepe, sono parole taciute per sempre, là sul filo di tante labbra spente sono la pietà di un Cristo ancora al margine di questa vita. Chiome di capelli eruttati dal pensiero ammantano l’anima nuda e vestono l’io. Ognuno, se vuole, può incontrare la propria solitudine e ascoltare il proprio cuore, vicino alla risacca di questa nostra anima inquieta e tumultuosa. Annalisa Cavallo infatti, prende tempo per meditare e ascoltare se stessa. Lo fa nella certezza tutta umana del ritrovarsi, del riscoprirsi, affinché questa sua unicità sia veramente il sale della terra che ci aiuta a condire, di noi stessi, quel che riusciamo a fare in questa vita.

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