Senza tempo. Eleganza e invenzione. Impronte indelebili di un vicino passato. Icone che non moriranno mai. Storie di oggetti che hanno fatto la storia.

SERIE 7, ARNE JACOBSEN
Il manufatto unisce gli ideali del modernismo con l’amore tutto nordico per il naturalismo. Grazia e la coerenza sono due grandi costanti di Jacobsen. Sono degli anni Cinquanta i pezzi più conosciuti e osannati dalla Egg Chair, passando per la Swan Chair sino alla Serie 7. Fiore all’occhiello della collezione del produttore Fritz Hansen, il Modello 3107, è stato lanciato in legno di faggio, bianco e nero. Questa sedia divenne famosa per essere stata utilizzata per nascondere la nudità di Christine Keeler nella fotografia iconica scattata da Lewis Morley nel 1963. Durante gli scatti, Morley decise, infatti, di utilizzare una sedia che aveva in studio, da allora, le sedie della Serie 7 sono state utilizzate per molti ritratti simili, che imitano la posa del celebre originale. Recentemente il marchio Fritz Hansen ha incaricato sette celebri designer di crearne altrettante versioni colorate. Marten Baar ha scelto un grigio cenere, Nendo un color ciliegia, Fabio Novembre un viola scuro, Arik Levy un rosa cipria, Autoban grigio olivastro, Sebastian Bergne verde prato, Hayon ha optato per un color alluminio lucido.

PARENTESI, ACHILLE CASTIGLIONI
La progettazione della lampada prende spunto da uno schizzo di Pio Manzù (scomparso nel 1969) dove una scatola cilindrica con una fessura per la luce scorreva su un’asta e la si fissava con una vite. Castiglioni nel suo progetto sostituisce l’asta con una corda metallica che, deviata, fa attrito e permette alla lampada di stare in posizione senza il bisogno di alcuna vite. Parentesi è essenzialmente costituita da un cavo di acciaio inossidabile, appeso al soffitto e tenuto in tensione da un basamento a terra, lungo il quale scorre un tubolare portalampada. L’attacco al soffitto avviene per mezzo di un gancio ad espansione di acciaio, mentre l’ancoraggio a pavimento si attua mediante un contrappeso cilindrico in piombo rivestito in gomma nera sospeso, l’altezza da terra è regolata da un gancio tenditore in acciaio. Un tubo di acciaio sagomato (verniciato o cromato), dalla cui configurazione arcuata deriva il nome di “Parentesi”, sorregge un giunto di gomma rotante, su cui è fissato il portalampada. Lo scorrimento di tale tubo saliscendi ha luogo per semplice pressione della mano. Questa lampada ha vinto il premio Compasso d’Oro nel 1979, un riconoscimento assegnato dall’Associazione Disegno Industriale ed è tuttora in produzione a marchio Flos.

DIVANO MARENCO, MARIO MARENCO
Grande classico della produzione Arflex, questo divano porta il nome del suo autore: Mario Marenco. Frutto della continua ricerca e sperimentazione del brand, Marenco introduce un sistema rivoluzionario di assemblaggio dei cuscini e dei braccioli alla base. I cuscini vengono semplicemente infilati in un telaio tubolare metallico che aumenta la rigidità e la resistenza. Ciò nonostante le maxi forme tondeggianti lasciano trapelare il comfort di Marenco. L’imbottitura in poliuretano espanso indeformabile a densità differenziate consente al corpo di sprofondare comodamente, mentre la struttura interna garantisce il corretto sostegno. Ogni singolo elemento, schienale, sedile e bracciolo, è rivestito singolarmente ed è facilmente sfoderabile, a eccezione della versione in pelle. Questo pezzo valse a Marenco il Wallpaper Design Awards Best Reissues nel 2007.

TAVOLINI PETALO, CHARLOTTE PERRIAND
Progettati nel 1951 da Charlotte Perriand oggi rientrano a pieno titolo tra i grandi classici del design, al punto che, nel 2004, Cassina ne ha curato una riedizione per la linea Cassina i Maestri. Si tratta di coloratissimi tavolini a forma di petalo che si possono posizionare e assemblare nei modi più diversi; questo è possibile perchè ogni elemento ha un’altezza diversa e ne facilità, quindi, la sovrapposizione con gli altri. Pensati originariamente per le camere della città universitaria di Antony, nei pressi di Parigi, sono complementi d’arredo idonei in differenti ambienti, dalla hall di un albergo al soggiorno di casa. In questi tavolini si esprime al massimo la passione per i colori vivaci tipica della loro creatrice Charlotte Perriand: “La cosa più importante da capire è che ciò che guida il movimento moderno è uno spirito di ricerca, si tratta di un processo di analisi e non uno stile, – ha dichiarato in una delle sue ultime interviste – abbiamo lavorato con gli ideali”.

TUBE CHAIR, JOE COLOMBO
Prodotta dall’azienda italiana Flexform a partire dal 1970, è uno dei primi e più famosi esperimenti di modularità e flessibilità applicati all’arredamento e uno dei più rilevanti oggetti di disegno industriale degli anni sessanta e del design italiano. La poltrona fa parte della collezione permanente di diversi musei fra cui il Triennale Design Museum di Milano, il MoMA e il Metropolitan Museum of Art di New York. Nata in un periodo di forte cambiamento nella storia della progettazione e incarna perfettamente la filosofia anticonformista di Joe Colombo, dove il concetto di seduta viene completamente destrutturato: schienale e sedile hanno la stessa forma, un cilindro e ognuno dei quattro elementi è intercambiabile a discrezione di chi la utilizza. La seduta prende quindi del tutto le distanze con il design razionalista italiano e abbraccia pienamente una nuova corrente di pensiero del design radicale. Nel 2005 i diritti di produzione sono stati venduti alla Vitra.

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