Circondato da uno strepitoso panorama e dal profumo di agrumi, ulivi, mandorli e viti, nella terra del Cerasuolo, Baglio Occhipinti, è una residenza dal sapore antico e accogliente che rivela in ogni suo angolo il rispetto e l’amore per la Sicilia. Un amore a prima vista, che ha coinvolto un’intera famiglia.
“La prima volta che sono entrata al Baglio, accompagnata dalla mia famiglia – ci racconta l’Arch. Fausta Occhipinti – era il 2002 e stavo completando i miei studi di architettura e paesaggistica presso la scuola di Versailles. Sono stata affascinata immediatamente dalle armoniose relazioni tra le volumetrie dei corpi di fabbrica in pietra calcarea di metà Ottocento primi del Novecento. Ho apprezzato il susseguirsi di piccoli e grandi giardini protetti dai venti da alti muri in pietra, retaggio della cultura araba”.
Un rudere abbandonato da 50 anni dal fascino particolare che andava indiscutibilmente rivalutato. 600 metri quadri che grazie all’apporto di tutti i membri della famiglia in 18 mesi sono divenuti sede di una residenza ricettiva di charme dotata di tutti i comfort e i servizi che una clientela esigente e selettiva richiede.
Io e mio padre Bruno, progettisti e direttori dei lavori, mia sorella si è occupata della realizzazione del meraviglioso disegno vitivinicolo, mia madre con le sue visioni, le sue idee e i suoi indimenticabili pic nic in cantiere ci ha accompagnati e supportati in ogni fase. Come sempre l’unione fa la forza!”
A seguito di una prima fase di demolizione delle parti fatiscenti dell’immobile e della messa in sicurezza delle differenti strutture murarie nel rispetto della sicurezza del piano antisismico, sono stati ricostruiti i tetti con orditura in travi di legno, un doppio sistema di isolamento naturale in sughero e coppi siciliani fatti a mano a rivestire. La seconda fase dei lavori è stata dedicata alla ricostruzione degli interni, la riorganizzazione degli spazi e i collegamenti fra essi, mantenendo come punto focale dell’intero progetto l’antico palmento, cuore della fermentazione del mosto. Conservato nella sua forma originaria è stato rivestito a parete con intonaci naturali e per il pavimento si è optato per un battuto di cemento bianco con inerte locale che ricorda il colore della terra battuta dell’originale caseggiato.
Il resto della ristrutturazione ha visto susseguirsi la creazione di archi, scale, passaggi, soppalchi e nuove aperture. Infine i dettagli: il ripristino dell’importante camino nell’ampio salone comune e quello della cucina dove sono stati mantenuti il forno a legna e il lavabo in pietra, l’inserimento di alcune porte restaurate là dove si poteva, la ristrutturazione dei servizi igienici esistenti e la creazione dei nuovi dove il richiamo alla naturale architettura del resto dell’immobile è stato mantenuto nei rivestimenti a parete con inserti di antiche maioliche di Caltagirone.
A completamento degli interni per il design dell’arredo sono stati selezionati accuratamente numerosi pezzi antichi di semplice manifattura che non discostassero dall’aspetto rustico elegante del caseggiato. Una semplicità che lascia spazio ai riflessi e alle ombre della luce naturale che incontra la pietra chiara e si riflette sui muri intonacati di bianco facendo respirare un’aria fresca e primaverile in tutto lo stabile. Il progetto non si limita al grande caseggiato e alle sei eleganti suite. A farla da padrone sono gli spettacolari spazi esterni dove il verde accoglie e dà spazio ad un’ampia piscina, ad infinite varietà di aromi, all’orto e alla distesa di uliveti e vigneti. “Un’opera entusiasmante che per me è stata una indimenticabile scuola. Un piccolo grande universo che ho deciso di condividere con la mia famiglia, i miei amici e i miei meravigliosi ospiti provenienti dai 5 continenti”.

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