Progettano infrastrutture intelligenti, eliminano i rifiuti, abbattono le emissioni di CO2, utilizzano energia verde, ottimizzano il sistema dei trasporti urbani, migliorano la qualità dell’aria e quant’altro. Il contributo che le city possono dare al passaggio ad un’economia verde e a fonti energetiche rinnovabili è enorme. I progetti che puntano in questa direzione vanno premiati per fare in modo che le buone pratiche siano conosciute e imitate anche da altre realtà. È per questo che nascono numerose classifiche, top ten, graduatorie e concorsi a premi mondiali e nazionali che permettono di conoscere le città più o meno virtuose del pianeta.
Tra le numerose iniziative di questo genere merita una citazione il “City Climate Leadership Awards”, competizione mondiale organizzata dalle 40 città del Cities Climate Leadership Group in partnership con Siemens. Il concorso è suddiviso in dieci categorie, cinque delle quali sono aperte solo ai C40: Trasporto urbano, Gestione dei rifiuti solidi, Finanza e Sviluppo economico, Misurazione del Carbonio, Pianificazione e Comunità sostenibili. Le cinque categorie restanti sono aperte al C40 e alle città che fanno parte del progetto di ricerca “Green City Index” condotto dall’Unità economica di informazione sponsorizzata da Siemens: Energia verde, Ambiente, Adattamento e Resilienza, Qualità dell’aria e Infrastrutture intelligenti. I progetti partecipanti al bando 2014, scaduto il 31 marzo, saranno valutati da una giuria indipendente composta da: esperti, architetti, ex-sindaci e rappresentanti della Banca Mondiale, il cui verdetto sarà reso pubblico il 22 settembre 2014 a New York City. In attesa dei nuovi vincitori passiamo velocemente in rassegna i premiati del 2013, a partire da San Francisco, che si aggiudica la categoria gestione dei rifiuti, grazie al programma “Zero Waste”. Un triplice approccio (politiche comunali, partnership con Recology, coinvolgimento e formazione dei cittadini) che punta a eliminare del tutto i rifiuti in città entro il 2020.
Creando una cultura del riuso, la città ha già ottenuto risultati straordinari portando il riciclo dei materiali alla soglia dell’80%.
Singapore vince nella categoria Infrastruttura cittadina intelligente grazie al suo sistema di trasporti smart che l’ha resa una delle grandi metropoli meno congestionate al mondo, nonostante la popolazione urbana sia in aumento e lo spazio fisico a disposizione molto limitato. Un uso spinto della tecnologia: gps sui taxi, che raccolgono e mandano in tempo reale dati sul traffico; istallazione di sistemi di pagamento elettronico dinamici, con i quali il prezzo per circolare in determinate zone della città varia a seconda del traffico. Tutto ciò aiuta ad affrontare le sfide di una città in continua crescita. Copenaghen vince nella categoria misurazione di carbonio e pianificazione, con un ambizioso progetto a scadenza 2025, il cui obiettivo è diventare la prima capitale carbon neutral. Come? Ampliando il numero degli attuali parchi eolici, costruendo impianti a biomasse e applicando rigide normative comunali. Bogotà si aggiudica, invece, la categoria trasporto urbano grazie al progetto “TransMilenio + E-Taxis”: in città potranno circolare bus e taxi esclusivamente elettrici o ibridi. Tokyo vince il premio per la finanza e sviluppo economico con il progetto “Cap-and- Trade”. Lanciato nell’aprile del 2010, è il primo programma cap-and-trade urbano del mondo. Riguarda la riduzione di emissione di CO2 sia da parte di enti pubblici che privati. Aziende e amministrazione hanno puntato sulla gestione degli immobili di loro proprietà applicando programmi per una maggiore efficienza energetica come ad esempio la partecipazione al sistema di scambio di emissioni. La cosa veramente eccezionale è che molti degli obiettivi con scadenza 2019 sono già stati raggiunti. Monaco di Baviera si è aggiudicata il premio green energy. Il suo progetto prevede di divenire una città alimentata al 100% da energia rinnovabile entro il 2025. Sarebbe la prima città al mondo sopra il milione di abitanti a riuscire nell’impresa.
Per l’adattamento ai cambiamenti climatici vince New York, che ha imparato la lezione dell’uragano Sandy e iniziato a fare sforzi decisi per rendere la città più resistente. Rio de Janeiro prevale nella categoria delle comunità sostenibili con il progetto di rivitalizzazione urbana di tutte le favelas entro il 2020. Melbourne costruisce edifici commerciali rispettando il criterio dell’efficienza energetica e idrica e riducendo la produzione di rifiuti grazie ad agevolazioni statali e a rigide normative. Il progetto ProAire di Città del Messico si aggiudica la vittoria nella categoria qualità dell’aria con il programma di bikesharing Ecobici, migliorando i servizi pubblici (bus rapid transit e sistemi Metrobus) e bloccando l’accesso alle auto in parti della city.
Tra i molti progetti finalisti in lizza compaiono altre città come Berlino, Shanghai, Amsterdam, Stoccolma, Lagos, Londra, Barcellona, Los Angeles, Oslo e Parigi, ma delle tre città italiane che fanno parte del gruppo C40, Milano, Roma e Venezia, non c’è traccia. Se non rientriamo nel concorsone made in USA non c’è da stupirsi. Diciamo che in questi ultimi anni abbiamo dovuto affrontare tragedie più imminenti. Non è certo una giustificazione e non è mai tardi per mettersi al passo con gli altri, anche solo per l’orgoglio di mantenere la definizione di “Bel Paese”. Indi per cui andiamo ad analizzare i nostri primati secondo la classifica della XX edizione di Ecosistema Urbano, la ricerca di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore. I 104 capoluoghi di provincia sono stati valutati secondo 27 parametri fra i quali: qualità dell’aria, consumi idrici e depurazione, rifiuti (produzione e smaltimento), trasporto pubblico (domanda, offerta), mobilità alternativa, trasporto privato, incidentalità stradale, isole pedonali, zone a traffico limitato, piste ciclabili, verde urbano, consumi energetici (pubblici e privati), fonti rinnovabili di energia, eco management. La classifica è stata suddivisa in tre categorie: città grandi, medie e piccole.
Tra le grandi città il massimo viene raggiunto da Venezia con il 64% che stacca largamente Bologna con il 56%; tre si posizionano tra il 51% e il 53%: Padova, Verona e Genova. Tra 46% e 48% si trovano: Trieste, Firenze, Milano e Torino, mentre Roma e Napoli superano il 40%. Tutte le altre: Messina, Bari, Palermo e Catania, sono largamente al di sotto. Tra le città medie il valore più alto è raggiunto da Trento con il 71%, seguita da Bolzano con il 67%. Altre quattro: Parma, Perugia, La Spezia e Reggio Emilia, sono sopra il 60%, mentre Pisa e Forlì si collocano a ridosso di questo valore. Vi è poi un gruppo di quindici città che restano al di sopra del 50%. In coda ben sette città: Brindisi, Lecce, Foggia, Reggio Calabria, Catanzaro, Latina e Siracusa, non raggiungono nemmeno il 40% dei punti disponibili. Tra le città piccole Belluno è prima ed è l’unica che supera il 70%, con Verbania seconda al 66%, Nuoro al 65% e Pordenone al 64%. Seguono altre cinque sopra il 55%: Mantova, Gorizia, Oristano, Aosta e Chieti. Un nucleo centrale di tredici città ottiene punteggi tra il 45% ed il 55% mentre in coda troviamo: Frosinone, Massa, Trapani, Vibo Valentia, Crotone, Agrigento e Caltanisetta, con punteggi inferiori al 30%.
Anche se il quadro delineato dalla ricerca non è dei migliori, e l’Italia viene definita dal commento di Legambiente come un “Paese pigro, apatico, che ha smesso di credere e investire nel cambiamento”, ci sono alcune esperienze positive da non sottovalutare. E’ il caso di Venezia, dove migliora la concentrazione delle polveri sottili, così come la media di giorni di superamento dei limiti per l’ozono e cresce ancora la percentuale di depurazione dei reflui. Trento conferma il primo posto dello scorso anno grazie a buone performance in alcuni dei settori chiave della ricerca e ad un buon andamento generale. Novara viene citata per l’eccellente raccolta differenziata, Bolzano per le politiche sull’energia e sulla mobilità. Ciò che risulta preoccupante da quest’indagine sono i pessimi risultati raggiunti da tutte le città siciliane, annoverate tra le peggiori in quasi tutte le categorie, tranne una: Ragusa.

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