Il ventunesimo secolo può essere visto benissimo come l’inizio dell’era del “consumatore”. Per decenni abbiamo visto strategie di marketing improntate sul prodotto, sottovalutando l’importanza del fruitore nella sua essenza di essere umano, macchina in grado di “assimilare informazioni” con tutti i sensi messi a disposizione dalla natura. Adesso tutto è cambiato, i bisogni ed i valori dell’uomo hanno subito drastiche trasformazioni, modificando in maniera radicale le aspettative del “consumer”. L’acquisto del “bene materiale” non è più un semplice gesto condizionato dall’esigenza di soddisfare una necessità ma diventa a tutti gli effetti un “momento esperienziale” che condiziona lo status e influenza la sfera emotiva dell’acquirente.
Il successo internazionale di brands come Ferrari, Coca Cola, Apple, IKEA e molti altri è stato improntato da sempre sulle loro campagne pubblicitarie (non essendo beni di prima necessità), sullo stimolo delle emozioni positive e quindi sulla centralità dell’uomo e dei suoi valori più importanti. In tal modo, tutto il percorso fisico e mentale che porta all’acquisto del bene “desiderato”, diventa a tutti gli effettiva costituito da una serie di momenti e di eventi significativi che si aggiungono alle esperienze di vita. L’acquisto non è più un gesto istantaneo ma si identifica come una continua stimolazione di tutti i sensi che si “insinua” nella quotidianità sino ad esplodere nel momento in cui avviene il possesso. Le aziende che vogliono rimanere nella top list dei brands internazionali sanno bene che mantenere alto l’interesse emozionale oltre che lo standard qualitativo (non sempre ricercato) è un “must” al quale non si può disattendere.
Il marketing sensoriale associato al design contemporaneo diventa lo strumento con cui è possibile conquistare l’uomo moderno con tutte le sue potenzialità, fragilità e sfaccettature etiche non sempre individuabili e che necessitano di essere soddisfatte in una scala di valori non più definita e generalizzata ma che rientra in una profonda categorizzazione dove l’uomo sente la necessità di identificarsi. Aleggia la consapevolezza che oltre alla presenza dei cinque sensi, continuamente stimolati dalla fisicità della realtà che ci circonda, ci sia un altro “senso” non controllabile che domina gli altri, legato più alle emozioni, ai valori ed ai bisogni sociali che rappresenta il nuovo obiettivo da stimolare per far crescere il business delle grandi multinazionali. Chiamiamolo istinto sociale, anima, desiderio di realizzazione, piano emotivo, sentimento inconscio o semplicemente la “nuova affermazione dell’io” questo “nuovo piano dell’essere” è stato già imbrigliato dalla consapevolezza dei nuovi “creativi pubblicitari”, che lo stanno sfruttando già da diversi anni (o forse lo hanno creato proprio loro!!) per “ricreare” il “nuovo” mercato del secondo millennio. Il mio timore si riflette in un non lontano passato dove i valori etici erano considerati dei buoni deterrenti per non sconfinare nella manipolazione, ma adesso che anche loro vengono sfruttati per stimolare i sensi e l’acquisto si fa sempre più forte l’idea che i limiti umani vengono spesso superati per scopi un po’ meno nobili del miglioramento della razza umana.

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