Prima hanno ottenuto una menzione speciale alla prestigiosa competizione internazionale di architettura “Singapore Skyscraper”, poi si sono classificati al primo posto del concorso “Young Italian Architects 2014” riservato agli architetti under 35. Sono gli architetti Davide Scrofani, Ferdinando Mazza e Giuseppe Francone dello studio ragusano “Dfg Architetti”, che hanno partecipato all’ultima edizione della biennale di Venezia presentando un progetto avveniristico, moderno e ricco di soluzioni interpretative: un grattacielo in bamboo da realizzare nel cuore di Singapore con lo scopo di porre in evidenza l’aspetto della sostenibilità ambientale, promuovendo l’introduzione di materiali inediti e facilmente reperibili, a basso costo economico. Classificandosi primi, hanno ritirato il premio alla Biennale di Venezia in occasione dell’evento “Architects meet in Fuoribiennale_Off”. “Per noi è stata davvero un’emozione – spiega Davide Scrofani – Il nostro studio era stato selezionato tra i primi dieci ma poi ci hanno comunicato che avevamo vinto”.
Ma come è nato il progetto di realizzare un grattacielo interamente in bamboo? “Il progetto – spiegano all’unisono – è nato dall’osservazione della natura fisica e sociale di Singapore, città-stato adagiata su un arcipelago di 63 isole, risultato etnico e culturale della fusione di più popoli. Il nuovo villaggio di bamboo è costituito da un arcipelago di volumi, tra cui svetta il grattacielo, che si apre intorno ad un nucleo d’acqua, la Marina, richiamando la vicina Marina BaySands, nel Downtown Core. Il volume principale, costituito per l’appunto dal grattacielo, ospita le attività e le funzioni da allocare, mentre gli altri volumi, più bassi e al livello dei nuovi percorsi e delle nuove piazze, accolgono spazi ricreativi, strutture sportive, scuole, cinema, teatri”.
Il grattacielo è costituito da due cilindri strutturali concentrici in acciaio collegati da anelli orizzontali, all’interno dei quali si inseriscono cellule indipendenti e autoportanti realizzate mediante una rete strutturale in bamboo. Ciascun livello del grattacielo è pensato come un tunnel continuo, lungo il quale le cellule si accostano e si compongono appoggiandosi agli anelli strutturali orizzontali e assumendo diverse configurazioni a seconda delle funzioni. Il diverso accostamento fra loro e le diverse combinazioni di assemblaggio consentono di ottenere spazi diversi e flessibili. Ogni cellula è facilmente sostituibile in caso di deterioramento nel tempo: ciò avviene attraverso un sistema di movimentazione verticale all’interno del cilindro strutturale centrale. Gli spazi così definiti sono rivestiti da pannellature in bamboo smontabili che facilitano la manutenzione dell’edificio e degli impianti, e sono divisi da pareti mobili adattabili a esigenze in continuo cambiamento. Il grattacielo è poi rivestito da una doppia pelle in vetro ed elementi di ombreggiamento in bamboo, che creano un’intercapedine di isolamento e di ventilazione naturale interna. Il grattacielo risulta così composto per la maggior parte da bamboo, sottoforma di cellule strutturali e rivestimenti, da una percentuale ridotta di acciaio come ossatura principale strettamente necessaria e da una minima parte di vetro. Ma c’è di più. Si punta anche all’autosufficienza energetica. “Il bamboo è usato come vestito e come struttura anche negli spazi di relazione, lungo i percorsi e nelle piazze – spiegano ancora gli architetti – Una folta vegetazione tropicale sarà prevista sulla copertura di ciascuno degli altri edifici, in maniera tale da restituire un po’ del verde che l’espansione della città ha drasticamente ridotto nel tempo. Fra gli alberi e le piante più alte saranno inseriti dei pannelli fotovoltaici in grado di soddisfare gran parte del fabbisogno energetico. Dalle biomasse ottenute dalle coperture verdi si ottiene fertilizzante ed energia da combustione.
Altra energia sarà fornita dalle pale eoliche in vetta al grattacielo mentre nella Marina, delle apposite turbine trasformeranno l’energia meccanica delle maree in energia elettrica”
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