Un’Europa a tre velocità. Riduzione del numero di discariche presenti sul territorio; creazione di strutture idonee alla trasformazione del materiale di scarto da riciclo, alla produzione di ammendante agricolo tramite compostaggio e alla generazione di energia.

Questi alcuni dei rimedi che ogni stato dovrà prendere in considerazione nel raggiungimento degli obiettivi che il parlamento europeo ha definito per il 2020. La creazione di un indotto che gestisca al meglio la produzione dei rifiuti è vista, infatti, come macchina capace di produrre crescita economica e occupazione. Rispetto agli obiettivi, l’istantanea che appare da una ricerca a firma Conai vede un’Europa a tre velocità: Belgio, Olanda, Svezia e Germania hanno già raggiunto gli obiettivi previsti, eliminando quasi totalmente l’utilizzo delle discariche. A seguire ci sono paesi che pur presentando alcuni problemi risultano già predisposti a raggiungere gli standard definiti. Italia, Irlanda, Estonia, e Regno Unito rientrano in questa categoria. Infine Romania, Croazia, Malta Lettonia e Grecia. Paesi dove l’utilizzo delle discariche è l’unica forma esistente di smaltimento. L’ articolata realtà registrata non permette, quindi, la formulazione di un’unica strategia a livello europeo, necessita di una distinzione negli obiettivi che tenga conto della grande disparità sia di mezzi che di risultati. Fattori rilevanti nella definizione delle politiche interne saranno: le infrastrutture, le varie opzioni di trattamento e la diversa composizione dei rifiuti prodotti. Se il primo livello di attenzione è rivolto alla necessità di prevenire la formazione dei rifiuti e di ridurne la pericolosità, il passaggio successivo riguarda l’esigenza di riutilizzare i prodotti (es. bottiglie, con il vuoto a rendere) e, se non è possibile il riuso, riciclare i materiali (es. carta, vetro, lattine etc). Infine, solo per quanto riguarda il materiale che non è stato possibile riutilizzare e poi riciclare si pongono le due soluzioni del recupero energetico tramite sistemi a freddo o a caldo, come la bio-ossidazione (aerobica o anaerobica), la gassificazione, la pirolisi e l’incenerimento oppure l’avvio allo smaltimento in discarica. Dunque anche in una situazione ideale di completo riciclo e recupero vi sarà una percentuale di rifiuti residui da smaltire in discarica o da ossidare per eliminarli e recuperare l’energia. Idealmente il ricorso all’incenerimento ed alle discariche indifferenziate dovrebbe essere limitato al minimo indispensabile.  La questione non è stata ancora affrontata ma dal palazzo sono già trapelate alcune idee che hanno aperto un acceso dibattito su più versanti. Il governo Renzi prevede infatti di aumentare il numero di inceneritori esistenti in Italia che al momento si attestano sulle 52 unità, di cui 30 nelle regioni di Emilia Romagna, Lombardia e Toscana. Ma quali i pro e i contro di questi stabilimenti? L’incenerimento è una tecnologia consolidata che permette di ottenere energia elettrica e fare del teleriscaldamento sfruttando i rifiuti indifferenziati o il CDR. Questi vengono bruciati in forni e l’energia termica dei fumi viene usata per produrre vapore acqueo che, tramite una turbina, genera energia elettrica. La quantità di energia elettrica recuperata è però piuttosto bassa (19-25%). “Da un punto di vista tecnico sanitario le basse temperature possono procurare la fuoriuscita di gas tossici organici tra cui i furani, le diossine, gli ipa e via dicendo – spiega il dottor Antonio Zanotto, tecnico presso il Comune di Ragusa – quando parliamo di alte temperature, invece, si formano alcune nano particelle che una volta assunte dall’organismo e non vengono smaltite, provocando cancerogenesi. Da un punto di vista termo dinamico il discorso non ha senso: se utilizziamo un tot di energia per creare un materiale è fuori luogo utilizzarne il doppio per distruggerlo. Distruggerlo per modo di dire perché anche in questo caso si creerebbero altri rifiuti (sostante gassose e scarti) che a loro volta dovrebbero essere smaltiti”. Sono da considerare inoltre gli ingenti investimenti: il costo di un impianto in grado di trattare 421.000 t/anno di rifiuti è valutabile in circa 375 milioni di euro e il loro ammortamento richiede, tenendo conto del recupero energetico, circa 20 anni. Costruire un impianto, quindi, significa aver l’obbligo di incenerire una certa quantità minima di rifiuti per un tempo piuttosto lungo. Il timore è che non si svilupperà appieno la raccolta differenziata e il riciclo per consentire agli inceneritori di funzionare senza lavorare in perdita, oppure si dovranno creare impianti che gestiscano i rifiuti di più regioni in modo tale da raggiungere le quantità minime, ma in questo caso vi si dovrà aggiungere il costo del trasporto e la produzione di gas di scarico dei mezzi. Ma se l’obiettivo è quello di proteggere il nostro ambiente, appare ovvio che la volontà del governo di procedere con questo progetto sia errata. In Sicilia non esistono di questi impianti e il governo regionale è compatto nella scelta di non inserirli sul territorio. A Ragusa esiste una raccolta porta a porta che al momento è limitata a una zona specifica della città. Con la prossima gara d’appalto prevista per in questa mesi l’intenzione è di ampliare a tutta la città il servizio in maniera tale da aumentare la portata che attualmente si attesta su soglie che oscillano dal 17% al 22% sino al traguardo obiettivo del 70%. Inoltre la nostra città conta sull’impianto di compostaggio di Cava dei Modicani, struttura di fondamentale importanza, ancora mai utilizzata, che se fosse sfruttata a massimo regime potrebbe potrebbe gestire sino al 50% degli scarti prodotti da famiglie. Recente iniziativa dell’amministrazione è il progetto “Più differenze meno Tari”. I cittadini potranno conferire i propri rifiuti differenziati, ad esempio carta, cartone, vetro, alluminio, lampadine, batterie, elettrodomestici, legno, metalli, pneumatici e via dicendo presso il Centro Comunale di Raccolta, dotato dall’amministrazione passata, di una bilancia pesa rifiuti: per ogni kilo o numero di prodotti depositati, l’utente accumulerà dei punti su una card e all’atto del pagamento della Tari grazie a questi crediti il cittadino potrà usufruire di uno sconto in percentuale. Questo tipo di progetto non è nuovo, sono molte le città italiana ad averlo sperimentato con ottimi risultati. Non ci resta che attendere responso dai cittadini ragusani.

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