La sicurezza di potersi affidare ad un mezzo di trasporto che garantisca una mobilità flessibile a chiunque quotidianamente ha la necessità di spostarsi senza vincoli di orario, lentezza e lontananza da fermate o stazioni, viene al momento garantita unicamente dall’autovettura personale. Questa garanzia è dovuta al fatto che il più delle volte i diversi mezzi di trasporto pubblico risultano poco efficienti e difficili da giostrare quindi si preferisce l’auto che, oltre ad essere considerata il mezzo di trasporto più comodo per spostarsi, è capace di soddisfare le svariate esigenze dell’automobilista garantendo il massimo comfort. Tutto ciò è estremamente veritiero ma viaggiare con i mezzi pubblici, diversamente da come si pensa, ha numerosi vantaggi che l’auto non offre, infatti: evita la congestione del traffico, consente di risparmiare sui costi del carburante, offre una maggiore sicurezza e nel rispetto dell’ambiente, garantisce un ridotto rilascio di sostanze inquinanti nell’aria e una diminuzione dell’inquinamento acustico. Per incentivare i cittadini ad incrementare l’utilizzo dei mezzi pubblici ed ovviare alle problematiche che quotidianamente ciascuno di noi si trova a dover affrontare utilizzando bus, treni o metro, negli ultimi anni molte grandi città hanno rivolto una particolare attenzione a questo aspetto così da sviluppare numerosi progetti sulla creazione di reti di trasporto integrate per garantire ai cittadini un servizio più efficiente e soprattutto all’avanguardia. Adottare sistemi di trasporto interconnessi tra loro, capaci di rendere la mobilità sempre più intelligente, pulita e senza sprechi rappresenta infatti un’importante strategia per la crescita di nuovi modelli di città sostenibile. L’intermodalità cioè l’integrazione in un unico organismo di trasporto ferroviario, autobus urbani e suburbani, metrotranvia, taxi e auto collettive, oltre, naturalmente a trasporto privato, ciclomotori e biciclette, rappresenta non solo un’opportunità di sviluppo per ciò che riguarda la crescita di servizi, negozi, uffici che inevitabilmente diventerebbero più attrattivi per la loro collocazione in questi punti strategici, ma soprattutto diventa il punto di avvio per la nascita di veri e propri centri di smistamento urbano, Urban Hubs, capaci di gestire ed organizzare le sempre più complesse realtà urbane. Dunque in diverse grandi città, per favorire il rilancio economico, ottimizzare gli spostamenti e abbattere le emissioni di gas serra, stanno nascendo svariate strutture basate sul modello di Urban Hubs che presto potrebbero diventare lo standard da seguire per una gestione di reti pubbliche di trasporto. A Bologna ad esempio, il progetto approvato per la ristrutturazione della Stazione Centrale punta sul fatto che i diversi sistemi di trasporto ferroviario siano collegati in rete così da garantire spostamenti da un posto ad un altro con estrema velocità e quindi una connettività ottimale. Il progetto prevede infatti la realizzazione di un vero e proprio hub ferroviario, in cui confluiranno le diverse linee ferroviarie tradizionali, le nuove linee ad alta velocità, il servizio ferroviario metropolitano, la metrotranvia e il people mover. Qualcosa di ancor più interessante è invece avvenuto a Los Angeles in cui il progetto di trasformare la Union Station come hub multimodale di transito è focalizzato non solo sull’idea di dare un futuro all’edificio storico ma anche sullo sviluppo di un parco urbano mediante la creazione di nuovi spazi verdi. Una nuova, flessibile e interattiva sede dei trasporti che donerà a questo storico snodo infrastrutturale la veste di stazione aperta. Solo in combinazione, le modalità sostenibili potranno essere un’alternativa davvero interessante all’auto privata. Grazie agli hubs, ottimizzare gli spostamenti cercando di incentivare al massimo il potere attrattivo di questi snodi, trasformandoli in una sorta di calamita, avrà un considerevole impatto non solo sullo sviluppo della città ma principalmente sull’abbattimento delle emissioni sull’ambiente.

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