Come le tecnologie e le applicazioni Web 2.0 possono entrare nel business aziendale? La rivoluzione annunciata vale anche per le aziende? Cominciamo a capire il significato del fenomeno per le imprese.
Pur con tutte le difficoltà di definizione, la nuova filosofia del Web 2.0 costituisce una rivoluzione per gli utenti. Ma si può dire lo stesso per le aziende? La centralità dell’utente e l’aspetto collaborativo non rischiano invece di costituire un ostacolo all’affermarsi del business online? Le questioni aperte sono molte.

Che cos’è il Web 2.0
Cercare di liquidare il Web 2.0 in poche righe non servirebbe a niente. Sotto questo nome, infatti, va una vera e propria rivoluzione tecnologica e filosofica in corso da tempo e che non è ancora finita. Lo stesso nome è solo una convenzione corretta solo fino a un certo punto. Tuttavia è utile perché con essa si identifica immediatamente quel processo in atto, anche grazie a innovazioni tecnologiche, per il passaggio da semplici siti a servizi online, o meglio ancora a servizi basati su protocollo IP. L’espressione più visibile del Web 2.0 sono strumenti quali i blog, i social network o i wiki, tutti gli strumenti collaborativi e di condivisione di contenuti.

Il mondo business
Nel mondo delle aziende, il Web 2.0 si presenta con forme ancora più articolate, senza limitarsi ai modelli di servizi personali o collaborativi più noti, come bolg o social network. Il Web 2.0 per le aziende deve essere pensato come l’insieme di piattaforme e servizi basati su protocollo IP, dinamici e utili allo sviluppo di applicazioni e relazioni, sia interne sia esterne. Sostanzialmente è un acceleratore di conoscenza, e in questo senso può portare vantaggi alle aziende su tutti i fronti.

Come è percepito il Web 2.0
A tentare di spiegare quali siano i motivi più validi per inseguire il Web 2.0 è la società americana AMI Partners, che ha condotto una ricerca sulle SMB, le Small & Medium businesses (le piccole e medie imprese americane che vanno da 0 a 999 dipendenti). La ricerca, intanto, si sofferma sulla diatriba del significato di Web 2.0. La maggior parte delle aziende, infatti, fatica a delineare con chiarezza che cosa sia Web 2.0. E tuttavia, utilizza tutto il complesso mondo di applicazioni e servizi che in quella definizione si può far rientrare. Come dire che poco importa il nome, a contare è la sostanza.

Il Web 2.0 nelle imprese
AMI Partners considera Web 2.0 la seconda generazione di servizi internet-based, caratterizzati dal passaggio da siti statici a piattaforme per lo sviluppo di applicazioni. In questa chiave, stima in oltre il 40% delle SMB le aziende che utilizzano il Web 2.0 in America nel 2006-07. A livello mondiale, almeno 2,8 milioni di aziende di questo tipo ne fa uso. Diversi i motivi e i principali servizi utilizzati.
• Accedere ad applicazioni e piattaforme tecnologiche in modo economico e più efficiente. Circa il 14% delle SMB americane utilizza il modello SAAS o software as a service: piuttosto che programmi residenti, utilizzare in azienda software che risiedono su servizi di hosting o in server di terze parti che li mettono a disposizione dei clienti attraverso reti dedicate o, sempre più spesso, Internet. Entro il 2007, il numero di SMB che adotterà questo sistema crescerà fino quasi al 25%, un quarto del totale.
• Abbattere i costi di promozione e di vendita dei propri prodotto/servizi aumentando l’impatto di informazioni sulla clientela. Già oggi circa 400 mila aziende americane SMB utilizzano il webcasting, cioè la trasmissione di segnale audio e video sul Web, o i blog per avvicinare i clienti e informarli. 260 mila aziende utilizzano sistemi di podcast, per la trasmissione asincrona di contenuto tipicamente audio.
• Aprire nuovi canali di contatto e comunicazione a basso costo. Circa 400 mila aziende utilizzano Skype, il sistema di telefonia VoIP (gratuita da Pc a Pc). Largamente più utilizzati (ben oltre il milione di aziende SMB) i sistemi di messaggistica istantanea.
• Partecipare a comunità online e portali verticali. Almeno un quinto delle aziende SMB americane fa ricorso ai marketplace, sia per acquistare sia per vendere, in chiave di forniture all’ingrosso, nel cosiddetto segmento B2B, business to business.

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